lunedì 14 dicembre 2009

Alla deriva

La natura violenta e autoritaria del potere politico ai danni della democrazia è ormai evidente. Infatti nessuno parla dell'unica riforma davvero necessaria, la RIFORMA ELETTORALE, che oggi consente a cinque persone di decidere chi entra in parlamento e quale deve essere il governo, nomina portaborse e crea il sistema di sottogoverno, scrive decreti e li applica a colpi di maggioranza esautorando lo stesso potere legislativo.
Dunque il potere legislativo e quello esecutivo sono già, di fatto, un unico potere, al quale può unirsi o quantomeno affiancarsi il c.d. "quarto potere".
Dei tre poteri + uno (legislativo, esecutivo, giudiziario + mass media) e della loro divisione per il conseguente equilibrio, resta assai poco.
Chi sta tentando di arginare questa deriva autoritaria è il potere giudiziario, o meglio, una frangia che usa le armi a propria disposizione per tentare di delegittimare l'azione politica, creare opinione pubblica e quindi consenso (negativo), aprire gli occhi alla gente.
E' dunque vero ciò che dice Berlusconi riguardo la magistratura: esiste un manipolo di giudici politicizzati, ma questi - a mio avviso - tentano solo di arginare l'autoritarismo dilagante e lo strapotere politico che promana da un vertice e poi a cascata coinvolge tutti gli attori.
Ad esempio: se Berlusconi o D'Alema decidono alle prossime elezioni di mettere in cima alla lista dei candidati uomini collusi con mafia e camorra, questi verrebbero senz'altro eletti perchè il sistema elettorale a liste bloccate lo consente; mafia e camorra hanno in tal modo un "loro uomo" all'interno delle istituzioni che, soprattutto nelle commissioni parlamentari, vota e decide questioni esiziali per la vita democratica del paese.
Parlo di commissioni parlamentari perchè solitamente è quello il luogo deputato alla maggior parte di provvedimenti e decisioni importanti, un luogo composto da non più di dieci persone che, come ai tempi del feudalesimo, decide sull'arresto di un parlamentare, sul finanziamento a una lobby, e sulla vita e sulla morte civile degli italiani.
In mezzo ci siamo appunto noi italiani, che in questa finta democrazia non siamo neanche messi in condizione di scegliere i rappresentanti con il nostro voto, unico momento decisionale lasciato al cittadino e quintessenza della democrazia.
Ditemi voi se non è una farsa.
Certo, non andare a votare non scioglie il nodo perchè il sistema è a maggioranza relativa, per cui anche solo il 20, il 10 o addirittura il 5% degli elettori che vota è in grado di rendere legittime le elezioni, a scapito dell'80, 90 o 95 per cento che non andrebbe a votare.
Dunque, che fare?
L'utilizzo delle procedure democratiche ortodosse, come quella di creare opinione pubblica e quindi consenso e quindi un movimento capace di modificare lo status quo non è percorribile, e nemmeno dare la preferenza a tribuni in combutta con lobbies economiche "finto-mondiste".
Le possibilità sono due: la prima è A)auspicare una riforma elettorale che elimini il blocco delle liste; B)elimini il rimborso elettorale a qualunque formazione raggiunga lo 0,8%; C) introduca il sistema a maggioranza assoluta.
A)L'eliminazione del blocco delle liste garantirebbe una parvenza di scelta da parte dell'elettore, anche se la compilazione delle medesime verrebbe ugualmente fatta dai partiti.
B)L'eliminazione del rimborso elettorale ai partiti, oggi esteso fino a quelli che raggiungono lo 0,8%, eviterebbe la corsa finalizzata al mero rimborso in onore al principio decubertiano che "l'importante è partecipare". Il finanziamento pubblico ai partiti è stato abolito con referendum popolare nel 1993 ma è stato fatto rientrare - indovinate da chi? - proprio sotto la voce "rimborso elettorale" per un ammontare che, udite udite, raggiunge i 5 (cinque) euro per ogni avente diritto al voto. Quindi 5 euro non già moltiplicati per chi effettivamente è andato a votare, ma per tutti gli aventi diritto! La solita "anomalia" italiana.
C)il sistema a maggiorana assoluta - in vece di quello attualmente in vigore a maggioranza relativa - introduce di fatto il quorum; è vero che le elezioni in Italia raggiungono quasi sempre percentuali "bulgare" (anche se da anni la tendenza è al ribasso), ma darebbe una possibilità in più all'elettore in quanto se vota vale uno, ma varrebbe uno anche se non andasse a votare, mentre oggi vale zero. Provate a immaginare quel popolo italiano, lo stesso che ha mandato in parlamento Ilona Staller ad esempio, che ha la forza nel voto/non-voto di decidere REALMENTE sulla sorte dei candidati: sono convinto che sarebbe un'ecatombe.
Ma è anche evidente, oltre che realistico, che i politici non riformeranno mai la politica affinchè essa diventi - finalmente - strumento di amministrazione civile. Dunque resta solo l'altra possibilità.
L'altra possibilità a nostra disposizione è la disobbedienza civile, attuata in maniera non violenta ma ferma, l'unica in grado di inceppare ulteriormente la già farraginosa e corrotta macchina politico-statale.

mercoledì 25 novembre 2009

Discorso sul debito

29 luglio 1987
Thomas Sankara, Discorso sul debito all’Organizzazione per l’Unità Africana.
Ex-presidente del Burkina Faso, paese tra i più poveri dell'Africa ed ex-colonia francese, in soli 4 anni di governo riuscì a risollevare il suo paese oppresso dalla fame e dalla povertà sfruttando le esigue risorse che questo poteva offrire.
In questo video il suo famoso "discorso sul debito" in cui esprime una forte opposizione al pagamento del debito che tutt'oggi opprime la libertà e lo sviluppo dei paesi africani.
Questo discorso gli costerà l'inimicizia di Francia e America.
Sankara, sposato e padre di due bambini, venne ucciso all'età di 38 anni il 15 ottobre 1987 insieme a dodici ufficiali, in un colpo di stato organizzato da un suo ex compagno d'armi (e poi suo braccio destro), l'attuale presidente del Burkina Faso Blaise Compaoré. Il complotto fu organizzato per consentire a Nazioni fortemente industrializzate di poter continuare ad attingere, a costo bassissimo, alle risorse naturali del Burkina Faso e poter essere così altamente competitive sul Mercato Internazionale.
Il suo paese sarebbe presto tornato alla povertà.

prima parte


seconda parte


breve biografia di Thomas Sankara

venerdì 2 ottobre 2009

martedì 29 settembre 2009

Qualcosa è cambiato: dai fax ai babà

Qui sotto, per gentile (e tacita) concessione di simonzio, potete constatare la scissione (uno scissionista?) latero-frontale del sindaco vincenzo de luca.



Ovviamente non si allude alle turbe ossessivo-compulsive dell'ottimo jack nicholson nell'omonimo film, bensì alle contraddizioni di un uomo che da 20 anni insulta città e cittadini con i suoi deliri di onnipotenza. D'altra parte non nutro né ho mai avuto empatia per questo sindaco, che mi vanto di non aver mai votato. La sua politica è un fallimento su tutti i fronti: Salerno non è una città turistica e non lo sarà mai; non è un polo industriale e non lo è mai stato; ha cementificato più di "zi'fonzo menna", e si vede ovunque giri la testa; le infrastrutture, il porto e l'aeroporto non si sono mai visti.
Prigioniera del traffico, la città è vessata dalle multe dei vigili e dai parcheggi ultra salati necessari a far quadrare i bilanci delle decine di società miste regolarmente a rosso ma i cui dirigenti - suoi personali amici - percepiscono stipendi d'oro.
La metropolitana è al palo da sempre: gli egiziani hanno impiegato meno tempo a costruire le piramidi, mentre il cupolone di San Pietro è stato fatto in due anni.
Pontifica urbi et orbi dalla sua cupola privata, una televisione locale, senza il benchè minimo straccio di contraddittorio; forse è per questo che i più stretti collaboratori lo hanno soprannominato "pol pot".
E' stato anche eletto deputato con gli ex DS, oggi PD, ma poi li ha prontamente rinnegati alle successive elezioni amministrative.
Si apprestava ad avallare il più grande babà dai tempi del post terremoto, la costruzione e la gestione degli inceneritori per l'emergenza rifiuti in campania, ma il cambio di colore alla provincia (cirielli-pdl) blocca i suoi "piani criminali" e ripiega sul "crescent", anch'essa una porcata piena zeppa di piani criminali, circa dieci, sempre ai danni della città.
Non male per un giovane che da Ruvo del Monte, in provincia di Potenza, saliva le scale della sede provinciale PCI, in via manzo, col compito di inviare fax.
"Per ogni fax inviato farò un babà": questo deve essersi detto mentre masticava l'amara gavetta il giovane de luca, il self made man de noialtri, che ha devastato salerno allo stesso modo in cui la bile gli massacrava lo stomaco.
Quando i salernitani si sveglieranno dal lungo sonno sarà troppo tardi, e la città meraviglisa di una volta persa per sempre.

giovedì 17 settembre 2009

Ipnocrazia 2

Al culmine dell'apparenza, degli effetti speciali e della perfetta serialità digitale, in cui non esiste più l'originale e la copia, verso la metà del 1990 prendono piede e successivamente si affermano i generi denominati "reality", "fiction" e "Tv verità", mentre al cinema prevalgono film horror, biografie, ricostruzioni, snuff movies.
E' la ricerca del reale a tutti i costi, in grado di procurare l'effetto stupefacente tipico dell'immagine: poichè niente più è davvero stupefacente, tutto è stato già visto, ecco che attraverso l'alta definizione e programmi "veri" il reale irrompe nell'immaginario collettivo, quell'immaginario un tempo evocato dal cinema americano con mostri, squali, day after, asteroidi, marziani, nebbie, fantasmi e gas di ogni genere, che ha raggiunto il climax con lo schianto reale di due aerei sulle torri gemelle.
I film e i programmi televisivi hanno sempre una natura onirica, e non solo nel modo simbolico in cui presentano la realtà, ma anche e soprattutto perchè gli esseri umani che vi assistono presentano lo stesso modello di onde di quando sognano.
La capacità di far sognare la gente, vivere la vita come in un sogno sono le ossessive ambientazioni psichiche entro cui spingono con forza la nostra realtà quotidiana. La pubblicità ci invita al sogno, la tv ci invita al sogno, la politica stessa ci invita al sogno. Sognare ad occhi aperti. Il cinema, come ripetutamente affermato da attori e registi, serve a "far sognare". Questa è l'ipnocrazia: la diffusione capillare e la pervasiva di un sistema di potere centrato sul rapporto occhi/monitor. Comunicando attraverso i monitor, la realtà diventa direttamente proporzionale alla grandezza dello schermo, dove più grande è lo schermo e più siamo calati all'interno del sogno, della realtà ipnotica e onirica.
L'ipnocrazia è lo stadio terminale della democrazia pervasa dalla società dello spettacolo e dalla pubblicità. I cittadini, un tempo drogati dalla religione, vengono oggi dopati dai maxi schermi e ridotti a ruolo di spettatori. Lo spettatore è un soggetto immerso in una fonte spettacolare dalla quale placa la spasmodica sete di stupore e di meraviglia. Come un drogato, assiste allo spettacolo per stupefare se stesso, in una fuga dalla realtà che gli impedisce la partecipazione attiva agli eventi che realmente accadono intorno a lui.
Spettacolo e pubblicità invadono ogni giorno la nostra vita quotidiana "calandoci" al di sotto del reale. L'effetto narcotico indotto alla nostra percezione aiuta ulteriormente il sistema spettacolare a diffondersi. L'intensa pioggia di nozioni-informazioni provenienti dalle fonti monodirezionali riduce la capacità di procedere ad un riesame critico, e l'assenza di spirito critico e il rumore assordante producono un effetto narcotico che spinge alla vulnerabilità cognitiva, anticamera dell'ipnosi. Si spiega in tal modo la crescente pervasività delle mode e dei luoghi comuni. Nella prima fase ipnotica si verifica un cambiamento dello stato di coscienza riscontrabile da un'accentuata presenza di rilassamento e di distacco dalla realtà esterna. L'alterazione delle proprie vibrazioni cerebrali comporta il distacco graduale dall'ambiente esterno, ma ciò non vuol dire che l'ipnosi equivale al sonno perchè una persona addormentata non è in comunicazione con il mondo esterno. L'ipnosi si caratterizza invece per una fissazione dell'attenzione tramite qualsiasi cosa attragga e mantenga l'attenzione del soggetto, effettuando il depotenziamento degli abituali schemi di riferimento o sistemi di credenze tramite distrazione, shock, sorpresa, dubbio, paradossi, confusione, destrutturazione, paura, terrore.
La società dello spettacolo, che rigenera se stessa grazie alla pubblicità, è strutturata proprio in questo modo: un'industria che partendo dalle due materie prime, estasi e terrore, produce stupore, meraviglia e incredulità. E' un'industria che vende sostanze stupefacenti.

mercoledì 9 settembre 2009