venerdì 13 marzo 2015

Gay / Lesbo: si nasce o si diventa?

Alcuni accadimenti molto, molto inquietanti si stanno avverando.
Dapprima lo sdoganamento del porno, avvenuto (ricordiamolo) anche con l'avvento programmato di attori e attrici pornografici successivamente diventati protagonisti di fiction, talk-show etc etc, in tal modo trasformati in star da invidiare ed imitare, fenomeno ormai ampiamente diffuso anche in ambito web e fruibile senza alcun problema da tutte (tutte) le fasce d'età. Oggi, ma già ieri, un bambino di 10 anni entra in un sito porno e vede filmati di persone che si accoppiano in gruppo, indifferentemente uomini e donne, anche con animali, magari con abbondanti effluvi corporali, secondo categorie ormai note stilate dagli stessi siti pornografici: Amateur, Anal, Asian, Ass, Ass to Mouth, BBW, Big Ass, Big butt, Big tits, Bisexual, Blonde, Blowjob, BoB, Brunette, Casting, College, Compilation, Couples, Creampie, Cumshots, Cunnilingus, Dildos/Toys, DP, Ebony, European, Facial, Fantasy, Farting, Female Friendly, Fetish, Fingering, Funny, Gay, German, Gonzo, Granny, Hairy, Handjob, HD, Hentai, Homemade, Instructional, Interracial, Kissing, Latina, Lesbian, Massage, Masturbation, Mature, Milf, Orgy, Panties, Pantyhose, Pis, POV, Publi, Pupping, Redhea, Rimming, Romantic, Shaved, Shemale, Solo girl, Solo Male, Scat, Squirting, Straight Sex, Swallow, Teen, Threesome, Vintage, Voyeur, Webcam, Young/Old, 3D.
Chiedo venia ai praticanti di qualche specialità non volontariamente omessa.
Una bella varietà zoofila che senza alcun dubbio crea confusione all'utente/voyeur/bambino-a, rendendoli incapaci di riconoscere e discernere una sessualità normale da una pervertita, fino ad arrivare all'ormai arci-noto nonché must a livello di perversioni scat/pis/fetish "Two girls, one cup", diventato virale in tutta la rete.
Allo sdoganamento pornografico, poco dopo è seguito lo sdoganamento dell'omosessualità, il cosiddetto "fenomeno gender": assistiamo "impotenti" alla diffusione spasmodico-compulsiva di immagini e filmati gay-lesbo da parte dei mainstream nazionali e internazionali (in primis Tv, cinema e pubblicità). Anche qui l'obiettivo è sempre lo stesso: creare confusione "gender" nelle nuove generazioni in erba, quelle che stanno avendo o ancora non hanno avuto alcuno sviluppo ormonale.
Siamo al punto che parlare male dei gay/lesbiche in pubblico può portare al "reato di omofobia", già allo studio di illustri giuristi.
Non da ultimo, il recente caso degli stilisti Dolce & Gabbana, omosessuali dichiarati, rei di aver parlato male di persone con i loro stessi gusti, cui è seguito un attacco feroce da parte in primis del notissimo cantante pop Elton John, che ha invitato le eliìte di tutto il mondo dello spettacolo a boicottare la nota azienda di abbigliamento.
Siamo di fronte, come giustamente sottolinea il giovane filosofo Diego Fusaro, in presenza di un vero e proprio attacco alla sessualità ed alla creazione sistemica e scientifica del caos-gender a livello adolescenziale, con la confusione dei ruoli e dei sessi. Rimando in proposito a questo articolo per un'ottima riflessione dello stesso Fusaro sulla vicenda.
Terzo, pericolosissimo, il tentativo di sdoganamento della pedofilia, di cui allego un solo link.

Arriviamo così al motivo di questo post.
Uno studio "approfondito e ragionevole" (virgolette obbligatorie) spiegherebbe al di là di ogni ragionevole dubbio che l'omosessualità non dipende da fattori genetici bensì ambientali.
In buona sostanza, alla famosa domanda: gay si nasce o si diventa, questa ricerca risponde senza mezzi termini che gay non si nasce ma si diventa.
Mi riprometto di approfondire questo argomento, vastissimo e complicato, ma di estrema attualità e importanza per una serie numerosa di ragioni. Chuido il mio commento adesso, 13 marzo 2015 ore 17:47, con l'articolo in questione:
"Chi promuove l’omosessualismo (e l’ideologia gender) fa di tutto per sdoganare l’idea che l’omosessaulità sia “naturale”. Corrispondenza Romana ci porge risposte chiare ed inequivocabili alla domanda se l’omosessualità sia una questione genetica o no.
Gay si nasce o si diventa? La fatidica domanda, riguardo l’esistenza di un presunto gene gay innato, ogni tanto ritorna, sebbene il quesito abbia, da tempo, ricevuto ampie e inequivocabili risposte. Recentemente la questione è stata portata nuovamente alla ribalta da una organizzazione di ex gay, americana, chiamata PFOX, la quale ha promosso a Richmond, capitale dello Stato della Virginia, una ampia campagna pubblicitaria per far conoscere i reali dati scientifici riguardo l’omosessualità.
In particolare, tali dati riportano diversi casi di gemelli omozigoti, quindi perfettamente identici, che tuttavia differiscono per tendenze sessuali. Esistono almeno otto importanti studi scientifici condotti su gemelli identici in Australia, Stati Uniti, e in Scandinavia, durante gli ultimi due decenni che mostrano come gli omosessuali non sono nati omosessuali.
Il dott. Neil Whitehead, che dopo avere prestato servizio per 24 anni come ricercatore scientifico per il governo della Nuova Zelanda, e aver lavorato alle Nazioni Unite e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, oggi ricopre il ruolo di consulente per alcune università giapponesi, sottolinea il ruolo irrilevante della genetica nella scelta dell’orientamento sessuale, affermando: «al meglio la genetica è un fattore secondario». I gemelli monozigoti derivano da una singola cellula uovo fecondata, ciò significa che essi sono nutriti in condizioni prenatali uguali e condividono il medesimo patrimonio genetico.
Da qui consegue che, se l’omosessualità fosse una tendenza innata, stabilita dai geni, ci si aspetterebbe che tale attrazione fosse sempre identica nei gemelli monozigoti. Come nota infatti il dott. Whitehead: «dal momento che hanno DNA identici, dovrebbero identici al 100%». Tale ipotesi è però smentita dalla realtà dei fatti che attestano che «se un gemello identico ha attrazione per lo stesso sesso la possibilità che il co-gemello abbia la stessa attrazione è solo di circa il 11% per gli uomini e del 14% per le donne». Il dott. Whitehead conclude dunque escludendo categoricamente che l’omosessualità possa dipendere da fattori genetici: «nessuno nasce gay. (…) Le cose predominanti che creano l’omosessualità in un gemello identico e non negli altri devono essere fattori post-parto».
Secondo lo specialista l’attrazione per lo stesso sesso (SSA) è determinata da «fattori non condivisi», cose che accadono ad un gemello, ma non l’altro, o da una differente reazione personale ad un specifico evento da parte di uno solo dei gemelli. Pornografia, abusi sessuali, particolare ambiente familiare o scolastico sono tutti elementi che possono influenzare in modo diverso l’uno rispetto all’altro. Un gemello potrebbe non essere in grado di interagire socialmente come l’altro gemello, provocandosi una sensazione di solitudine, che potrebbe poi portare alla necessità di essere accettato da un gruppo di persone, e in alcuni casi, tale gruppo diventano le comunità LGBT. Secondo il dott. Whitehead infatti, «queste risposte individuali e idiosincratiche a eventi casuali e ai fattori ambientali comuni predominano».
Il primo studio approfondito su gemelli monozigoti è stato condotto in Australia nel 1991, seguito da un altro grande studio americano nel 1997. Oggi, lo strumento principale per la ricerca biomedica, secondo lo specialista, sono i registri nazionali sui gemelli: «i registri dei gemelli sono la base dei moderni studi sui gemelli. Ora sono molto grandi, ed esistono in molti paesi. Al momento è in progettazione un gigantesco registro europeo del quale faranno parte 600.000 membri, ma uno dei più grandi attualmente in uso si trova in Australia, con più di 25.000 gemelli registrati».
Nel 2002 la coppia di sociologi americani Peter Bearman e Hannah Brueckner ha pubblicato uno studio che ha coinvolto 5.552 coppie di gemelli degli Stati Uniti, mettendo in evidenza come l’attrazione per persone dello stesso sesso tra gemelli identici era comune solo al 7,7% per i maschi e al 5,3% per le femmine. La stessa ricerca ha preso in esame anche il cambiamento di orientamento sessuale durante il corso della vita, osservando come la maggior parte di questi cambiamenti, avvenuti per via “naturale” piuttosto che terapeutica, sono indirizzati verso una esclusiva eterosessualità, con il 3% della popolazione eterosessuale che afferma di essere stata in passato anche bisessuale o omosessuale. Alla fine tali dati hanno fatto emergere un dato curioso per il quale il numero delle persone che hanno cambiato il loro orientamento sessuale verso una totale eterosessualità risulta più alto dell’attuale numero di bisessuali e omosessuali messi insieme. In altre parole, conclude Whitehead, «gli ex gay superano per numero gli attuali gay».
Ancora una volta la realtà sbatte la porta in faccia all’ideologia. La forsennata ed tendenziosa ricerca degli attivisti LGBTQ riguardo l’esistenza di un agognato gene gay, che attesterebbe la normalità dell’omosessualità si deve, infatti, bruscamente arrestare davanti agli inoppugnabili dati concreti che certificano chiaramente come l’omosessualità non ha nulla di genetico e naturale. Più che di “gene gay” sarebbe corretto parlare di “virus gay”; se nessuno nasce infatti con il gene dell’omosessualità tutti, e in particolare le giovani generazioni, sono a rischio contaminazione dell’ideologia del gender imposta come diktat etico dal mainstream culturale dominante
".


martedì 10 marzo 2015

Sulla disobbedienza civile

Un sistema politico è tanto più democratico:
- quando interroga frequentemente i cittadini sulle decisioni importanti da prendere;
- quando i titolari del potere ruotano con frequenza.

Chi governa, sia in modo legittimo che illegittimo, tende in ogni tempo ed in ogni luogo a non cederlo più: si tratta di un comportamento istintivo analogo a quello che spinge ogni uomo a conservare una rendita di posizione, spesso anche a danno di altri. Coloro i quali invece godono dei vantaggi del potere, cercano di giustificare il loro monopolio dell’autorità con diversi argomenti: che il lungo esercizio di responsabilità del comando accresce le competenze; che eliminare gli esperti rischia di mettere al comando persone inesperte.
L’esperienza storica insegna invece che una lunga, ininterrotta permanenza al potere di persone o formazioni politiche sempre uguali produce corruzione, arroganza degli amministratori, omertà clientelare, ineguaglianza e servitù dei cittadini.
Gli espedienti con i quali chi comanda riesce abitualmente a conservare e consolidare il potere, come fosse un bene privato, riguardano: distribuzione di favori leciti e illeciti finalizzata alla costruzione di un sistema di elettori costituito da “protetti e protettori”; uso spregiudicato dei mezzi d’informazione per svalutare-isolare-zittire i pretendenti al ricambio anche attraverso la manipolazione di informazioni decisive; utilizzo strumentale dei quozienti per attribuire a maggioranze relative “premi” così da trasformarle in maggioranze assolute.
Come devono comportarsi i cittadini quando coloro che governano rispettano solo formalmente la Costituzione e le leggi vigenti mentre in realtà le utilizzano per consolidare e prolungare la loro permanenza al potere?
In tutti gli ordinamenti liberi – anche se alle volte non costituzionalmente scritto - viene generalmente riconosciuto il diritto dei cittadini a resistere ad una costrizione illegittima.

Nel caso di un “colpo di stato” il “diritto di resistenza” consente ai cittadini anche l’uso della violenza, poiché contro una esplicita oppure mascherata sospensione dell’ordine costituzionale è lecito l’uso della forza.
Diverso il caso nel quale, come anzidetto, l’illecito comportamento non è formale, ossia apparentemente interno all’alveo costituzionale, ma sostanzialmente fuori da quest’alveo.
Per prima cosa va detto che un uomo libero non deve rassegnarsi a sopportarlo: sacrificare la propria dignità a un presunto dovere di sopportazione delle angherie altrui per tutelare “l’ordine sociale” o “il bene supremo della pace” è una scelta foriera di ulteriori e sempre più gravi ingiustizie.
Esclusa la possibilità di ricorrere all’uso della forza, non trattandosi di un colpo di mano, restano da individuare e percorrere misure pacifiche in grado di destabilizzare il potere costituito, in modo da costringere il tiranno mascherato a ripristinare anche la legalità sostanziale, non solo quella formale.
Fin dal secolo scorso queste misure sono state riassunte e individuate nella c.d. “disobbedienza civile”.

Il vocabolo “disobbedienza” indica un comportamento indirizzato a disattendere degli obblighi ai quali “formalmente” bisognerebbe ottemperare.
Tale comportamento non contesta la procedura con cui l’obbligo è stato stabilito bensì il contenuto dell’obbligo stesso. Non si contestano dunque le procedure istituzionali, e quindi le istituzioni in sé, ma si vuol far capire, contestandone esclusivamente il contenuto, che l’obbedienza passiva non è virtù di uomini liberi, e che quando le istituzioni – per loro imperfezione intrinseca o per disonestà di chi le comanda – non garantiscono i diritti dei cittadini diviene un dovere morale non obbedire.
Mostrare quindi a chi comanda la concreta possibilità di perdere il potere per effetto di una rivolta dei cittadini.
Va infatti qui specificato che “demo-crazia” è potere del popolo, distinto cioè da chi governa il popolo medesimo, per cui quando il governo opprime il suo popolo è dovere morale disobbedire e insorgere, con la forza nei casi estremi, con mezzi pacifici negli altri. Il patto tra cittadini e governo, se pur sottoscritto “liberamente”, non può e non deve produrre effetti imprevisti o addirittura perversi senza veder inficiata la propria validità ed efficacia.
Da qui, la “disobbedienza” come strumento pacifico di sollecito al cambiamento di regole ingiuste.
Con l’aggettivazione “civile, poi, vengono in luce due condizioni: la prima è il carattere non aggressivo, poiché civile è nettamente distinto sia da “militare” che da “incivile”; la seconda che l’azione di disobbedienza è collocata nella sfera delle prerogative del cittadino: ciascun cittadino ha infatti il diritto di partecipare alla statuizione degli obblighi giuridici che lo riguardano.
La coesistenza politica non può più essere basata su patti di fedeltà o giuramenti a vita, eterni, ma su contratti a tempo determinato e destinati ad essere rinegoziati oppure a sciogliersi svincolando i contraenti. Questo genera un senso comune molto forte in quanto alla base del rapporto vi è la libertà di scelta: stare insieme oppure no.
La possibilità di scegliere è il cardine della democrazia; viceversa, se non c’è scelta non vi è democrazia.
Si tratta di una prerogativa inalienabile di ciascun individuo quando accetta la volontà della maggioranza scegliendo di convivere con gli altri, sapendo che sarà tutelato anche qualora dovesse trovarsi in minoranza. Ogni ordinamento politico contiene infatti le garanzie per la tutela delle minoranze, ossia regole destinate a stabilire fin dove le prerogative della maggioranza possono arrivare e dove invece devono arrestarsi, poiché esiste una soglia invalicabile oltre la quale esistono le ragioni di una pluralità di individui “diversi”, “non uguali”, che non si riconoscono nella maggioranza.
Nella realtà è molto frequente l’inclinazione della maggioranza a tollerare con difficoltà queste diversità e a tentare di imporre alle minoranze uniformità di comportamenti. più si va avanti più è facile constatare che la propria particolarità, la propria diversità viene sempre più sacrificata sull’altare di un presunto egualitarismo, che altro non è invece che mera omogeneizzazione, da cui ne deriva il falso mito dell’uni-formalismo come valore superiore e l’affermarsi pericoloso del pensiero unico in luogo del multi-culturalismo, o meglio del pluralismo.
Dentro un sistema politico irrigidito dall’uniformità le minoranze, qualunque esse siano, avranno sempre forti difficoltà sia nel farsi riconoscere che nel far valere i propri diritti. Ed è proprio in tale congiuntura che i cittadini “minoritari” sono legittimati a farsi valere mediante il ricorso alla disobbedienza civile, rifiutandosi di rispettare quelle regole che, per prime, segnano l’accettazione del potere e dell’autorità ad esso collegata.

Prima fra le regole è proprio la ripulsa degli obblighi fiscali.
L’appartenenza consapevole ad una qualsivoglia convivenza civile e politica genera infatti l’impegno ad una contribuzione finanziaria finalizzata a remunerare i servizi offerti alla comunità dei cittadini. In primis: salute, giustizia, sicurezza.
L’autorità significa dunque avere il potere impositivo di sottrarre risorse finanziarie dalle tasche (e quindi dal lavoro) dei cittadini per trasferirle nella disponibilità dell’autorità medesima, che dovrebbe gestirli nell’interesse comune.
L’investitura politica è così diventata un “mandato a tassare” che i cittadini (inconsapevoli?) accordano al governante per farsi manipolare i loro redditi, ossia ricchezza privata, che viene evidentemente percepita dal governante medesimo come nella sua piena disponibilità. La situazione, poi, si è nettamente aggravata in quanto la natura, la struttura e la dimensione delle operazioni finanziarie rendono difficile il distinguo tra tassazione ed estorsione: è notorio che per accorgersi di un furto è necessario avvertire la materialità dell’asportazione, per cui se trascorre un certo lasso di tempo è come se il “furto” non fosse mai avvenuto. Le colossali ruberie di denaro pubblico, gli sprechi, i privilegi rientrano appunto in questa seconda ipotesi, e soltanto da poco i cittadini stanno cominciando a sensibilizzarsi sull’argomento, segno evidente che il confine tra tassazione ed estorsione è stato ampiamente valicato da chi ci governa.
Quando il prelievo e la cattiva amministrazione incidono pesantemente sul tenore di vita dei cittadini, questi hanno il diritto-dovere di ribellarsi, poiché l’autorità politica non è affatto depositaria della sapienza economica come lo sono invece i cittadini stessi dei loro guadagni.
Il problema ovviamente non è negare il potere di tassare a chi governa, bensì discutere la struttura e l’incidenza del potere impositivo , e soprattutto la legittimità di talune imposte.

Prendiamo ad esempio la tassazione degli immobili: Ici, Isi, Imu, Tasi o come cavolo si chiama.
Il godimento di un’abitazione campeggia come prerogativa necessaria tra i diritti di una comunità civile, in quanto la casa, fin dal 1700, è considerato quale completamento immediato e necessario della persona umana. Dunque non la difesa a oltranza della proprietà privata, e nemmeno la sua negazione, bensì la casa come ambito di dignità umana, rientrante sia nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e della Donna che nell’art.47 della Costituzione Italiana.
Per questa semplicissima ragione tassare l’immobile in cui il cittadino abita, la c.d. “prima casa”, è oggettivamente contrario al suo diritto naturale, e di conseguenza ingiusto, poiché il prelievo di denaro dalle sue tasche giustificato quale imposta “sulla ricchezza” in realtà è l’indebito quanto illegale prelievo di denaro su un bene primario.
Come se il cittadino, messi i soldi da parte, vada a comprare il pane e all’uscita del negozio trova l’esattore che gliene strappa un pezzo perché “così vuole lo Stato”.
Non pagare le imposte patrimoniali che colpiscono la casa in cui si abita rappresenta un esemplare esercizio del diritto dei cittadini a resistere pacificamente ad una legge iniqua, negandole efficacia.

Quanto alla questione se il ricorso alla disobbedienza civile costituisca una prerogativa individuale oppure collettiva, si risponde che ciascuna persona, in quanto titolare di diritti naturali indisponibili, è legittimata ad attuare la disobbedienza quando ne sussistano i presupposti. E’ però evidente che laddove sia una pluralità ad attuarla essa riceve nuova linfa e forza ulteriore.
In un determinato momento storico la ribellione pacifica dei cittadini può cambiare il destino di un paese soltanto se essa diventa la bandiera di un gruppo capace di organizzazione e capacità operativa.
L’impressione, solitamente agli occhi dei timorosi, che possa trattarsi di un disordine o instabilità permanente è profondamente sbagliata, poiché i popoli liberi e più ordinati sono proprio quelli che si permettono ogni tanto di ribellarsi, che non temono di impugnare le decisioni dei loro governanti, ma che anzi li costringono a rinegoziare con più solida persuasione l’ordinamento in cui tutti convivono.

La disobbedienza civile consente ai cittadini di evitare l’obbedienza per abitudine o peggio per pigrizia, e quindi di recuperare fiducia attiva e convinta nelle istituzioni, in particolare in quelle che il trascorrere eccessivo del tempo ha reso impermeabili e insensibili, se non intolleranti, a qualunque forma di cambiamento o di semplice dissenso, avvicinandole in modo assai pericoloso a veri e propri regimi di cui ci si deve immediatamente ed assolutamente liberare al più presto.

lunedì 29 settembre 2014

Visioni di Franco Berardi (detto BiFo)

Ricordo ancora il suo primo libro che ho letto, Neuromagma, dove ogni pagina mi chiedeva un tempo infinito di comprensione, entrando in concetti e costruzioni logiche del tutto nuove per me. Da allora l'ho sempre seguito - per quanto possibile - nei suoi ragionamenti, e posso dire senza smentire me stesso (capita raramente ormai ..!) che Franco Berardi è tra gli intellettuali italiani che prediligo, per il suo essere in rapporto perenne con la realtà che lo circonda (vedi qui e qui), la conseguente profondità di analisi, la capacità di visione.
Riporto dunque un suo bellissimo scritto dell'agosto 2014, titolato "Malinche e l’automa", che stamane ho letto d'un solo fiato, mentre ero preso dai cavoli quotidiani e inutili, e che mi ha regalato un quarto d'ora di serenità mentale al pensiero che - si - esistono persone al mondo che quando scrivono ti fanno star bene.

«Malinche e l’automa
di Franco Berardi Bifo

Quando flussi di incomprensibile enunciazione provenienti dalla Meta-macchina semiotica invadono lo spazio dello scambio simbolico, il nostro mondo collassa perché siamo incapaci di dire qualcosa di efficace sugli eventi e le cose che ci stanno intorno. I nostri discorsi girano a vuoto: sono lamenti, imprecazioni, ma non agiscono più sulla realtà.

La colonizzazione spagnola del Mesoamerica fu essenzialmente un processo di sottomissione culturale e simbolica. La “superiorità” dei colonizzatori stava essenzialmente nell’efficacia operativa delle loro produzioni tecniche. La colonizzazione distrusse l’ambiente culturale nel quale le comunità indigene avevano vissuto per secoli: la tecnologia alfabetica, il potere della parola scritta superarono devastarono e alla fine sostituirono le culture indigene. Il messaggio cristiano si contaminò con le mitologie pre-coloniali, e la cultura messicana ne emerse come effetto della sottomissione alla semiosi alfabetica e come effetto di sincretismo e contaminazione. Grazie alla superiorità funzionale della semio-macchina alfabetica gli europei sottomisero e modificarono l’universo culturale dei nativi.

Il mito di Malinche sta a fondamento dell’inconscio latino americano. Prima dell’arrivo degli spagnoli Malinche, di nobile famiglia Atzeca era stata venduta come schiava a commercianti di passaggio dopo la morte del padre. Quando arrivò Cortes, Malinche aveva appreso diversi dialetti Maya oltre alla madre lingua Nahuatl. Donna di eccezionale bellezza e di grandi risorse intellettuali, divenne l’amante di Cortes e lo accompagnò come interprete. Tradusse il dialogo tra Cortes e Montezuma, e tradusse le parole che Cortes e i suoi religiosi rivolgevano alle folle degli indigeni. Come riuscì a tradurre la mitologia Cristiana e i principi etici nella lingua mitologica di Quetzalcoatl e di Huizilopochtli?

Che tipo di trasformazioni simboliche introdusse? La traduttrice era traditrice da ogni punto di vista: tradiva il suo popolo facendo lega con gli invasori. Ma al tempo steso tradiva i conquistatori e il suo stesso amante. Dal punto di vista morale non doveva nulla al suo popolo che l’aveva resa schiava. Cortes l’aveva scelta come amante e come collaboratrice, ed ebbero un figlio, Martin, il primo Messicano. Malinche è il simbolo della fine di un mondo e anche il simbolo della formazione di un nuovo spazio semiotico e culturale. Solo quando sei capace di vedere la fine del tuo mondo, un nuovo mondo può essere immaginato. Solo quando ti liberi dalla speranza (il peggior nemico dell’intelligenza) cominci a vedere il nuovo orizzonte di possibilità. Questa è la lezione che Malinche ci offre.

Democrazia

Il 31 Ottobre 2011 George Papandreou annunciò l’intenzione del suo governo di tenere un referendum per decidere se accettare i termini dell’accordo sul salvataggio dell’eurozona. Voleva che il suo popolo potesse decidere se accettare o respingere il diktat finanziario che stava strangolando la società greca. Quella notte stessa il primo ministro eletto di Grecia fu obbligato a rassegnare le dimissioni. Proprio laddove venticinque secoli fa la democrazia fu inventata essa venne cancellata. Non tornerà in vita mai più. L’astrazione finanziaria ha ingoiato il destino di miliardi di persone nel mondo. Il salario dei lavoratori europei si è dimezzato negli ultimi dieci anni, la disoccupazione e la precarietà crescono mentre i profitti finanziari schizzano verso l’alto.

Guerra

Il continente euroasiatico va verso una proliferazione di micro-guerre che si saldano in una guerra frammentaria totale. La guerra infinita lanciata da Cheney e Bush ha aperto la strada alla costituzione del Califfato islamista.In Giappone il primo ministro è il nipote di un ministro del governo nazista del 1942. Un razzista accusato di assassinio di massa (naturalmente neoliberista) è primo ministro dell’India. La guerra euro-russa si prepara al confine ucraino. Il capitalismo è destinato a prosperare grazie alla schiavitù di massa e alla catastrofe ambientale e lo scontro tra astrazione finanziaria e bio-fascismo si diffonde. L’attività cognitiva automatizzata si separa dal corpo collettivo, e il corpo decerebrato prende la forma dell’aggressività identitaria. Il fascismo rinasce dallo spirito di vendetta dei perdenti: gli sconfitti della competizione economica si uniscono sotto le bandiere dell’identità aggressiva.

Potere bio-finanziario

Depotenziato dalla macchina globale della finanza lo stato nazionale è impotente a governare. Le corporazioni globali prendono il suo posto. L’automazione di mente linguaggio emozioni è l’architettura del potere bio-finanziario. Poco importa che la macchina militare americana giri a vuoto grazie alla strategia fallimentare di Bush. La potenza non è più politica o militare, ma si fonda sulla penetrazione di atomismi tecno linguistici nella sfera del linguaggio e della vita, e sull’automazione dell’attività cognitiva.

Il compimento

Per quanto mediocre, il romanzo The circle di Dave Eggars è una metafora della relazione tra tecnologia comunicazione, emozionalità e potere. The Circle è il nome di una corporation, la più potente del mondo: una sorta di conglomerato di Google più Facebook più Paypal più Youtube e molto altro. Tre uomini guidano la compagnia: Stockton è il pescecane finanziario, Bayley è l’utopista illuminato che vuole stabilire la perfezione sulla terra obbligando tutti a essere perfettamente trasparenti, e Ty Gospodinov è colui che ha concepito originariamente l’impresa, la mente che sta dietro tutto il progetto. Il principale personaggio del romanzo, però, è Mae, una giovane donna assunta dalla compagnia durante il processo del Compimento (Completion), la fase finale di implementazione di TrueYou, un programma che deve rendere obbligatoria la registrazione di ogni istante della vita per la continua condivisione, per la totale apertura e trasparenza. Grazie alla sua dedizione alla missione di trasparenza totale, Mae diventa la portavoce della corporation, la faccia che appare ogni giorno sugli infiniti canali della pervasiva televisione del Circle, l’ambasciatore del nuovo Credo.

The Circle è un libro sul tema della cattura definitiva dell’attenzione umana: comunicazione ininterrotta, amicizia obbligatoria, creazione di un nuovo bisogno, l’ossessivo bisogno di esprimersi e condividere continuamente. Si potrebbe osservare che Eggars sta semplicemente riproponendo Orwell, più di 60 anni dopo la pubblicazione di 1984. È vero, ma nelle pagine finali il romanzo di Eggars va oltre Orwell, quando le parole di Ty Gospodinov rivelano la potenza transumana dell’incubo totalitario del Compimento. Nell’ultima scena l’inventore e fondatore del Circle incontra clandestinamente Mae, la neofita che ha sedotto il pubblico globale. Le rivela di aver perduto il controllo della sua creatura, e di essere privato di ogni potere sul dispiegamento inarrestabile del progetto che ha originariamente concepito:  “Non volevo che questo accadesse, ma sta andando troppo veloce. Non volevo un mondo nel quale l’appartenenza al Circle è obbligatoria, in cui i governi e la vita del pianeta è tutta incanalata attraverso un unico network. Un tempo c’era la possibilità di venirne fuori, ora non più. Il compimento è la fine. Stiamo per chiudere il circolo che intrappola tutti. È un incubo totalitario.” L’automa non può essere fermato perché il creatore è stato sopraffatto dalla sua creatura: il circolo dell’attenzione continua, la cattura dell’attenzione. Il circolo del potere totale e della totale impotenza.

Potremo?

All’inizio del ventunesimo secolo siamo in una posizione simile a quella di Malinche: il conquistatore è qui, pacifico o aggressivo, funzionalmente superiore, irraggiungibile, incomprensibile. L’automa bio-info prende forma nel punto di connessione tra macchine elettroniche, linguaggi digitali e menti formattate in modo tale da essere compatibili con il codice. Il flusso di enunciazione dell’automa produce un mondo connettivo che i codici congiuntivi non possono interpretare ed è incompatibile con la civiltà sociale prodotta da cinque secoli di umanesimo illuminismo e socialismo.

L’automa è la reificazione dell’attività cognitiva connessa di milioni di semio-lavoratori in tutto il mondo. Solo diventando compatibili con il codice connettivo i semio-lavoratori possono entrare nel processo della rete. Questo implica la disattivazione dei modelli congiuntivi di comunicazione e di percezione (compassione, empatia, solidarietà, ambiguità ironia), e questo apre la strada all’assimilazione dell’organismo consapevole con l’automa digitale. L’astrazione finanziaria si fonda sull’operazione impersonale degli automatismi. Nessuno è davvero al potere, nessuno prende consapevolmente decisioni: una catena logico-matematica ha sostituito la decisione, e l’algoritmo del capitale è divenuto indipendente dalla volontà individuale del proprietario. Saprà l’intelletto generale emanciparsi dall’automa? Può la coscienza agire sull’evoluzione neurale?

Riemergeranno in forma postumana il piacere, l’affetto, l’empatia? Sapremo tradurre in linguaggio umano il linguaggio connettivo della macchina automatica che ronza sempre più forte nelle nostre teste? A queste domande solo Malinche può rispondere, aprendosi all’altro incomprensibile, tradendo il suo popolo e reinventando un linguaggio per esprimere quello che non può essere detto (Agosto 2014)».

domenica 21 settembre 2014

Evergreen

Tra le varie catene che girano su facebook e whatsapp, la "top ten" degli album musicali mi è piaciuta.
In effetti non più di qualche settimana fa, mentre ero in macchina con radio a palla, ascoltavo Sade (in lista) e pensavo alla immortalità di molti brani, sempreverdi come alberi secolari, e alla necessità di fare al più presto un cd con i miei preferiti.
Mera illusione, perchè se ne avessi il tempo sarebbe un ottimo momento. E invece non lo è.
Ad ogni modo, stamane è arrivato il post dell'amico Franco Matteo che mi "nominava" in questa nuova catena. Fermarsi a dieci album senza escluderne qualcuno è impossibile: quali inserire, e con quale criterio?
Dopo lunghi mumble mumble ho scelto la mia timeline, sono andato a ritroso nel tempo cercando di acciuffare un pezzo alla volta.
Per ora mi fermo qui, ma quando ne becco uno lo aggiungo ... promesso!

1) Smooth operator - Sade
2) Everybody needs somebody to love - the Blues Brothers
3) Lets get it on - Marvin Gaye
4) I Feel Good - James Brown
5) Don't Stop 'Til You Get Enough - Michael Jackson
6) She Came In Through The Bathroom Window - Joe Cocker
7) La vie en rose - Grace Jones
8) Something - George Harrison
9) Thieves Like Us - New Order
10) Police on my back - The Clash
11) The Wall (tutto) - Pink Floyd
12) New gold dream - Simple Minds
13) A Forest - The Cure
14) Uncertain Smile - The The
15) Burning down the house - Talking Heads
16) Tunnel of love - Dire Straits
17) Sultans Of Swing - Dire Straits
18) Let's Spend The Night Together- Rolling Stoones
19) Steppin' Out - Joe Jackson
20) You've got a Friend - James Taylor




martedì 16 settembre 2014

ciao Annarita ...



Conoscevi tutti, e tutti conoscevano te.
Anche io ho avuto fin da subito questo privilegio. La simpatia che ci ha legato tra i banchi di scuola, tutto sommato un periodo anche piuttosto breve, ci ha invece poi accompagnato per un lungo tratto di vita. Solo in quest'utltimo non avevo piacere ad incontrarti, perchè ti vedevo come mai avrei voluto.
Quando ho avuto la notizia ho cominciato a cercare una foto insieme, ho scartabellato come un matto nell'archivio, e non ne ho cavato un ragno dal buco. Ero scoraggiato, ma poi d'un tratto mi son reso conto che noi le foto non le facevamo quasi mai, troppo impegnati a vivere intensamente per metterci in posa come imbecilli, come si fa adesso. Sembra che senza foto non si sia vissuto, e invece è esattamente il contrario. Mi ha sempre
affascinato la teoria di quel tipo - non ricordo chi fosse - che ogni scatto era un attimo perso per sempre.
Allora ho cominciato a scartabellare nella memoria ... quanti ricordi sono venuti fuori!
Dopo la breve parentesi del liceo dove ti ho conosciuta, nel 1978, inclusa una mitica gita sulla neve a Falcade, c'è un vuoto fino alla seconda metà degli anni '80, quando venivi a casa mia a Sala Abbagnano per darmi ripetizioni d'inglese; tu lo parlavi già molto bene, eri stata in Inghilterra almeno un paio d volte. Non volesti i soldi, e mia madre per sdebitarsi ti regalò una lacoste verde pisello che ti piacque moltissimo!
Poi il periodo del Tipo Tapo, le serate a tirare tardi, a parlare di "quello stronzo ... ", i primi weekend a "lu Vallo", i Talking Heads, i tuoi mal di testa, violentissimi già allora, le pillole per l'acne.
E poi ancora gli innumerevoli weekend a Licosa, inizio anni '90, la prima musica house e le nottate al D&D, le grigliate a Ogliastro, l'inverno a casa di Misha ... un periodo meraviglioso anche quello.
Ci siamo persi e ritrovati innumerevoli volte, ma era sempre come se ci fossimo lasciati cinque minuti prima. Fino al tuo matrimonio, che ricordo con nitidezza, la chiesetta di Sala Abbagnano, una giornata torrida di luglio, il giorno del mio compleanno, caldo secco e forte, ma tu eri fresca e radiosa, il primo matrimonio "fast food" nella storia di Salerno: taglio della torta nel piazzale e tutti a casa. Sei sempre stata molto "easy", anticonformista, e questo tratto mi ha sempre affascinato in te. E' stato a quel punto che ti ho "persa", sei entrata in una vita nuova, ne hai generate altre due, mentre io incasinavo la mia.
Fino a quando ci incontrammo a piazza Portanova, maggio 2002 più o meno, ero con Egidio di pochi mesi e ricordo ancora come lo guardasti con amore, non l'ho mai più dimenticato.

Tutto il resto è paranoia, la malattia combattuta con tutte le forze, il tuo ostentarla su facebook fin dal 2009, una novità assoluta anche questa, la condivisione del proprio male per esorcizzarlo. Sapessi quante "cesse" hanno scritto sulla tua bacheca ora che non puoi rispondere, quante lacrime di coccodrillo, quanta ipocrisia, quanta falsità. Forse è anche per questo che non sono venuto al tuo funerale, per evitare la finzione di ossequiare una bara vuota. Perchè era vuota, non ho alcun dubbio. Te ne sei andata chissà dove, allora io sono venuto a cercarti al mare, sulla spiaggia, il tuo posto preferito, mentre tutti piangevano una bara vuota. Ti ho pensato, amica mia, al mare, all'ultima volta che ti ho vista, ho pensato alla vita difficile che hai avuto, ma anche alle centinaia di risate che ci siamo fatti insieme. Tra qualche settimana chiamo Mattia, chissà, magari ha voglia di fare una partitina a tennis. E' un ragazzino meravigliso, un piccolo grande uomo, ha scritto una cosa sulla tua bacheca talmente semplice ma così toccante che se l'avessi letta saresti scoppiata a piangere, come ho fatto io. Tela copioincollo qui sotto, non si sa mai ... :-)
Ti hanno portato al cimitero di Capaccio, verrò a trovarti lì.
Mi mancherai, ti bacio, amica mia.

                                                                                 Adriano



Road to nowhere (Talking Heads, 1985)
                            

domenica 11 maggio 2014

Lo stipendio dei grillini

Mai prima d'ora - e ci volevano i genovesi come Beppe Grillo, notoriamente attaccati al denaro - si era parlato così spesso degli stipendi dei parlamentari italiani.
Se ne è parlato fino alla noia, tanto che non vi è intervista rilasciata  in giro da qualunque grillino che la questione della restituzione dei soldi non venga costantemente "rinfacciata".
Però dal mio punto di vista non può essere questa LA linea politica di un movimento, perchè il continuo, costante ed asfissiante rinfaccio della restituzione sembra coprire il vuoto sotteso ad un movimento che dice solo No, ma che soprattutto non ha messo al centro della propria azione la questione delle questioni, La Giustizia, di cui non v'è traccia nel programma politico


Ad ogni modo, prendo spunto dal selfie che vedete qui sopra, pubblicato dal deputato salernitano Angelo Tofalo nel quale - ovviamente - fa l'autoscatto con malcelato vanto per comunicare urbi et orbi di aver restituito 49.061,67 euro alle imprese dello Stato Italiano, prendo spunto - dicevo - per evidenziare un banalissimo calcolo, che è il seguente: lo stipendio netto di un parlamentare alla camera dei deputati, come nel caso di Tofalo, oscilla più o meno intorno ai 13 mila euro/mese (fonte).
Moltiplicando questa somma per 13 mesi, ossia fino al tutto il mese di marzo 2014, poichè  il selfie è dell'inizio aprile, abbiamo il totale NETTO  di 169 mila euro.
Sottraendo la somma che Tofalo afferma di aver restituito in 13 mesi, che per comodità arrotondo a 49 mila, abbiamo come risulatato 120 mila euro, che divisi a loro volta per 13 danno come stipendio netto di un grillino la somma mensile di euro 9 mila 23o. E ciò al solo fine di precisare che quando sentirete un grillino in televisione dire che guadagna 2 mila e 500 euro, non è assolutamente vero.
Ma vi è anche un'altra questione che vorrei evidenziare, e cioè l'accanimento con cui stanno conducendo questa campagna elettorale in vista delle prossime elezioni europee, il 25 maggio, elezioni dove io annullerò la scheda con un pennarello indelebile.
Annullo la scheda per il semplice motivo che sia il parlamento che il parlamentare europeo non servono ad una beata minchia. E' notorio infatti che il parlamento europeo non ha alcun potere legislativo e che tutto viene demandato alla Commissione europea, e che il Presidente del Consiglio non viene eletto dai cittadini europei così come il Presidente della Commissione europea, anch'esso escluso dal vaglio elettorale.
Dunque i parlamentari che andranno a sedere nel parlamento europeo non hanno alcun potere legislativo, né possono modificare in alcun modo il Trattato di Maastricht, che è un contratto vincolante e soprattutto che non prevede alcun diritto di recesso: ne consegue che tutte le belle intenzioni del leader nonchè padre-padrone del Movimento 5 stelle su cosa fare una volta entrati nel parlamento europeo resteranno - appunto - solo intenzioni, non potendo cambiare assolutamente nulla.
Perchè dunque Grillo ci tiene tanto ad entrare nel parlamento europeo?
I motivi - a mio avviso - sono due. Il primo è che le elezioni europee sono un test politico nazionale, e Grillo vuole misurare le sue forze. In secondo luogo - essendo lui un genovese - vedo principalmente un fatto economico. Sappiamo infatti che Grillo gestisce una quota parte dei fondi parlamentari e se ci atteniamo a dei semplici calcoli come quello fatto poc'anzi vediamo che dei 164 parlamentari eletti, tolti i fuoriusciti/cacciati dal padre-padrone ne restano 153, moltiplicati per 13 mila euro al mese danno 1 milione 989 mila euro/mese e 23 milioni 868 mila euro in un anno (!). Poco più di 45 miliardi/anno delle vecchie amate lire. Queste somme transitano tutte (?) sui conti correnti di Banca Etica, la banca preferita di Beppe Grillo.
Grazie al moltiplicatore dei depositi Banca Etica potrà moltiplicare x 50 volte la sua base di offerta monetaria, ossia un miliardo e 200 milioni di euro, duemila 250 miliardi di vecchie lire. Niente male, vero? A maggior ragione se tutti questi soldi dipendono giuridicamene da un'associazione fatta di sole tre persone: Beppe Grillo, suo nipote Enrico, e il commercialista. Il movimento (di denaro) aumenterebbe dunque ulteriormente con l'ingresso dei grillini nel parlamento europeo, e non ho neanche contato gli stipendi dei "dipendenti" regionali, provinciali e comunali.
Ora: Beppe Grillo è azionista Telecom, infatti ha partecipato con gran rumore mediatico a varie assemblee degli azionisti; è anche azionista Monte dei Paschi, perchè ha partecipato facendo anche li un gran casino, pertanto la domanda sorge spontanea: Beppe Grillo è azionista anche di Banca Etica? Sarebbe un gran colpo di culo per lui, visto che possiede azioni Telecom e MPS che valgono zero, mentre quelle di Banca Etica sembrano essere in forte rialzo ;-)







venerdì 14 febbraio 2014

Siamo ciò che mangiamo

Siamo ciò che mangiamo: una cattiva alimentazione aumenta il rischio di un impoverimento cognitivo. E viceversa.
Il fatto che un individuo scelga di alimentarsi con un determinato prodotto indica che la sua mente e la sua coscienza sono al livello evolutivo del cibo cui si sente attratto. L’uomo è ciò che mangia e in base a ciò che pensa, e di conseguenza si comporta. Ciò che entra nel nostro organismo attraverso l’alimentazione, l’acqua, l’aria, il pensiero degli altri, i suoni ecc. costruisce il nostro organismo. Se ciò che forma il nostro corpo è povero di nutrienti, contaminato o impuro anche la mente, la coscienza e lo spirito ne subiranno gli effetti.

C’è una profonda correlazione tra ciò che mangia l’individuo la sua salute, il suo pensiero, il suo carattere, la sua condotta, la sua sfera energetica, morale e spirituale, il suo relazionarsi con l’ambiente. A causa della loro interazione vengono ad instaurarsi 4 stadi di intossicazione. Il primo è quello fisico: la malattia che si manifesta per mezzo del dolore, condiziona l’individuo rendendolo inabile a gestire la propria vita, i propri interessi, la propria attività lavorativa. Questa situazione condiziona la sua mente, i suoi pensieri e quindi la sua coscienza.

La malattia viene a generarsi a causa di intossicazione progressiva dell’organismo; quando le tossine accumulate superano le capacità dell’organismo di smaltirle e neutralizzare i loro effetti negativi, la parte più debole viene colpita e insorge la malattia: uno stato di intossicazione cronica che avvelena non solo il corpo ma compromette anche i suoi organi e le sue funzioni vitali.

Dato che le 4 componenti fondamentali dell’entità umana sono tra loro inseparabili, quando una di queste è preponderante sulle altre viene a generarsi una sorta di scompenso nella natura essenziale dell’essere umano. Tutte le 4 componenti devono evolvere simultaneamente affinché l’individuo possa realizzarsi integralmente. L’individuo che si interessa prevalentemente di una di queste trascurando le altre non sarà mai un individuo felice, in piena forma fisica, con pensieri di saggezza ed una coscienza sensibile.

Il perfetto equilibrio tra le parti, è ciò che consente alle cose di esistere. La forza che fa tendere le cose alla loro interazione simbiotica è ciò che genera la vita nell’universo. Il bene si manifesta attraverso l’intesa delle parti. Senza armonia tra le parti nulla di costruttivo può manifestarsi nell’universo materiale. La disarmonia porta alla distruzione, al non essere, all’estinzione.

La mente e il pensiero hanno un enorme effetto sulla chimica del corpo e sul funzionamento degli organi e delle ghiandole, fino ad alterare la struttura chimica. I pensieri hanno effetti positivi o negativi sul DNA e possono far ammalare o guarire. Ogni aminoacido dei circuiti cerebrali viene sintetizzato nel cervello a partire da un aminoacido precursore. E’ possibile aumentare o diminuire certe funzioni cerebrali, introducendo con la dieta certi aminoacidi in misura maggiore o minore degli altri. Molto importante è l’acetilcolina, da cui dipenderebbero lucidità di pensiero e memoria il cui precursore, la colina, si trova nel lievito di birra, nei legumi, specie nella soia, nel germe di grano e in tutti i semi oleosi.

Il cervello nutrito con sostanze pure acquista caratteristiche fisiologiche positive: il pensiero si fa più lucido e penetrante, la mente si dilata, aumenta la capacità di autocontrollo, si sviluppa un più alto livello di consapevolezza, si ha maggiore resistenza nel lavoro mentale e fisico, scompare lo stato di nevrosi, di tensione, si attenua la spinta a reagire con aggressività.

Questo è confermato dagli studi sull’attività elettrica cerebrale in cui si osserva il ritmo di base alfa connesso con il rilassamento neuromuscolare del soggetto. Modificando la dieta si influisce inevitabilmente anche sul comportamento della persona. Il pensiero, l’amore, il piacere, la memoria sono generati da reazioni biochimiche cerebrali dipendenti da nutrienti alimentari: la scelta degli alimenti influenza i comportamenti e le emozioni quotidiane. Ogni cibo entra in relazione con la nostra coscienza e con la mente, per contro la carne nutre la nostra parte più sanguigna, terrena, materiale ed è portatrice di energia bassa legata all’istintualità del mondo animale.

Il cuore genera un campo elettromagnetico 60 volte più ampio e 1000 volte più grande di quello del cervello e si estende fino a 5 metri dal corpo, come un potente trasmettitore di onde elettromagnetiche.

Il cuore, come il cervello, è dotato di capacità cognitive. Tutte le informazioni chimiche (neurotrasmettitori) che sono rilevabili nel cervello possono essere rilevate anche nel cuore. Il cuore rilascia due ormoni che influenzano il cervello che influiscono su diversi organi del corpo e aree del cervello e che regolano a loro volta gli stati emotivi, influenzano la memoria, sintetizzano e rilasciano adrenalina e dopamina.

Tutti gli stati d’animo e le emozioni si riflettono su tutte le cellule e le funzioni del corpo. Le emozioni negative generano disarmonia nelle funzioni fisiche. L’uomo collerico riversa torrenti di rabbia nel circuito delle sue cellule, distrugge le strutture dei tessuti e la loro forza vitale. Molti interventi chirurgici possono essere evitati se vengono rimosse le cause mentali ed emozionali che le hanno generate.

Le emozioni mettono in moto dei meccanismi complessi, per esempio quando si subisce un attacco di paura o panico le ghiandole secernono adrenalina, questa fa aumentare la pressione sanguigna e la rapidità della circolazione. Sentimenti come l’odio, la gelosia, la paura se persistono possono arrivare a provocare dei cambiamenti organici e quindi delle vere malattie.

Riferendosi ai quattro corpi dell'essere umano di cui parla la Teosofia (fisico, eterico, astrale e dell'Io), Leadbeater afferma che essi, pur trovandosi su piani diversi, sono in comunicazione tra loro, per cui, essendo la carne il nutrimento più grossolano, chi se ne ciba avrà anche dei corpi superiori composti di materia più grossolana, impura. Tra l'altro, ottundendo la sensibilità.

Il corpo astrale è sensibile alla condizione di quello fisico, la sua stessa purezza dipende dalla condizione di quello fisico. Gli inquinanti e le tossine, oltre ad essere dannosi per l’organismo, rendono il corpo astrale più denso. Come il corpo fisico anche gli altri corpi hanno bisogno di essere alimentati e richiedono per il loro sviluppo particolari energie che l’organismo deve sintetizzare a partire dall’alimentazione.