Al culmine dell'apparenza, degli effetti speciali e della perfetta serialità digitale, in cui non esiste più l'originale e la copia, verso la metà del 1990 prendono piede e successivamente si affermano i generi denominati "reality", "fiction" e "Tv verità", mentre al cinema prevalgono film horror, biografie, ricostruzioni, snuff movies.
E' la ricerca del reale a tutti i costi, in grado di procurare l'effetto stupefacente tipico dell'immagine: poichè niente più è davvero stupefacente, tutto è stato già visto, ecco che attraverso l'alta definizione e programmi "veri" il reale irrompe nell'immaginario collettivo, quell'immaginario un tempo evocato dal cinema americano con mostri, squali, day after, asteroidi, marziani, nebbie, fantasmi e gas di ogni genere, che ha raggiunto il climax con lo schianto reale di due aerei sulle torri gemelle.
I film e i programmi televisivi hanno sempre una natura onirica, e non solo nel modo simbolico in cui presentano la realtà, ma anche e soprattutto perchè gli esseri umani che vi assistono presentano lo stesso modello di onde di quando sognano.
La capacità di far sognare la gente, vivere la vita come in un sogno sono le ossessive ambientazioni psichiche entro cui spingono con forza la nostra realtà quotidiana. La pubblicità ci invita al sogno, la tv ci invita al sogno, la politica stessa ci invita al sogno. Sognare ad occhi aperti. Il cinema, come ripetutamente affermato da attori e registi, serve a "far sognare". Questa è l'ipnocrazia: la diffusione capillare e la pervasiva di un sistema di potere centrato sul rapporto occhi/monitor. Comunicando attraverso i monitor, la realtà diventa direttamente proporzionale alla grandezza dello schermo, dove più grande è lo schermo e più siamo calati all'interno del sogno, della realtà ipnotica e onirica.
L'ipnocrazia è lo stadio terminale della democrazia pervasa dalla società dello spettacolo e dalla pubblicità. I cittadini, un tempo drogati dalla religione, vengono oggi dopati dai maxi schermi e ridotti a ruolo di spettatori. Lo spettatore è un soggetto immerso in una fonte spettacolare dalla quale placa la spasmodica sete di stupore e di meraviglia. Come un drogato, assiste allo spettacolo per stupefare se stesso, in una fuga dalla realtà che gli impedisce la partecipazione attiva agli eventi che realmente accadono intorno a lui.
Spettacolo e pubblicità invadono ogni giorno la nostra vita quotidiana "calandoci" al di sotto del reale. L'effetto narcotico indotto alla nostra percezione aiuta ulteriormente il sistema spettacolare a diffondersi. L'intensa pioggia di nozioni-informazioni provenienti dalle fonti monodirezionali riduce la capacità di procedere ad un riesame critico, e l'assenza di spirito critico e il rumore assordante producono un effetto narcotico che spinge alla vulnerabilità cognitiva, anticamera dell'ipnosi. Si spiega in tal modo la crescente pervasività delle mode e dei luoghi comuni. Nella prima fase ipnotica si verifica un cambiamento dello stato di coscienza riscontrabile da un'accentuata presenza di rilassamento e di distacco dalla realtà esterna. L'alterazione delle proprie vibrazioni cerebrali comporta il distacco graduale dall'ambiente esterno, ma ciò non vuol dire che l'ipnosi equivale al sonno perchè una persona addormentata non è in comunicazione con il mondo esterno. L'ipnosi si caratterizza invece per una fissazione dell'attenzione tramite qualsiasi cosa attragga e mantenga l'attenzione del soggetto, effettuando il depotenziamento degli abituali schemi di riferimento o sistemi di credenze tramite distrazione, shock, sorpresa, dubbio, paradossi, confusione, destrutturazione, paura, terrore.
La società dello spettacolo, che rigenera se stessa grazie alla pubblicità, è strutturata proprio in questo modo: un'industria che partendo dalle due materie prime, estasi e terrore, produce stupore, meraviglia e incredulità. E' un'industria che vende sostanze stupefacenti.
giovedì 17 settembre 2009
mercoledì 9 settembre 2009
lunedì 10 agosto 2009
Inferno e paradiso
Inferno
C'è chi dice che è non amare più
chi invece che l'inferno sono gli altri
e chi ancora che siamo noi stessi
o che invece è la solitudine
e infine che è il vuoto
Ma l'amore è unilaterale, si può non amare ma essere amati
e se l'inferno sono gli altri basta chiudersi in se stessi
quando invece siamo noi basta immergersi negli altri
vuoto e solitudine aiutano a riflettere
Pertanto io credo che il vero inferno sia l'ingiustizia
tant'è che ogni religione parla di "giustizia divina"
segno eloquente che in cielo c'è ma sulla terra no
Dunque, l'inferno si trova sulla terra, e corrisponde all'ingiustizia.
Paradiso
Anche qui un solo tipo, quello fiscale, distribuito sulla terra in alcune località ben conosciute.
Il paradiso fiscale è un luogo in cui vengono costituite le cosiddette "società offshore", necessarie alla gestione di denaro proveniente da traffici illeciti, di droga, evasione fiscale, armi, e quant'altro. Insomma, bisogna essere partecipi dell'economia della truffa, della corruzione, del riciclaggio di denaro, dell'evasione fiscale, del contrabbando, del racket, dell'insider trading e di tutte le forme di distorsione del mercato. Se così non fosse, il paradiso sarebbe inutile.
Oltre la metà degli scambi commerciali dell'intero pianeta passano attraverso questo tipo di società; tuttavia non vengono mai studiate o addirittura ignorate nei testi di economia delle università di tutto il mondo.
Le società d'investimento offshore godono di un livello di tassazione molto basso o addirittura inesistente, non sono registrate e non vi è modo di conoscere l'identità delle persone che vi partecipano; tale segretezza viene giustificata dalla pervasività del dispotismo politico che, generando insicurezza, necessita di una barriera di protezione per l'individuo dall'avido e insaziabile potere statale.
I clienti più numerosi delle offshore sono le società multinazionali, che operano attraverso procedimenti detti di "transfer pricing" o di "rifatturazione", creando fondi neri da trasferire poi nel paradiso.
Per aprire una società offshore è necessario sempre affidarsi a consulenti super specializzati dal costo di 850 dollari l'ora, ragion per cui solo chi è davvero interessato e soprattutto dispone di cospicue somme di denaro può permettersi.
Il numero di paradisi è cresciuto in maniera esponenziale: da 25 nel 1970 si è arrivati a 72 alla fine del 2005.
L'Italia è ben circondata: questo è l'elenco in europa; anzi, ne ha uno all'interno del proprio territorio (san marino)
Naturalmente il FMI, le banche centrali e le banche in generale apprezzano questo genere di località.
Qualcosa però comincia a muoversi. I continui terremoti finanziari hanno avviato azioni politiche - molto caute - per tentare di tamponare le speculazioni derivanti da queste enormi quantità di denaro, e il fatto che gli stati tentino di agire facendo leva sui paradisi fiscali è la prova (qualora vene fosse ancora bisogno) che il cancro dell'economia occidentale è concentrato lì. Ad aprile 2009 è stata stilata una lista in tre colori, nera bianca e grigia, degli stati che aderiscono o meno a particolari accordi.
Di ieri invece la notizia che uno "storico accordo" tra Londra e il Liechtenstein e tra Stati Uniti e Svizzera.
Inutile dire che tutto cambierà per non cambiare nulla. Non solo infatti ben 35 di questi 72 paradisi fiscali è legato alla city di Londra, sia con rapporti costituzionali diretti che tramite appartenenza al commonwealth, quando poi viene ancora una volta eluso il problema principale dell'economia occidentale, di cui il paradiso fiscale è una conseguenza, ovvero il signoraggio bancario e la riserva frazionaria.
Dimostrato dunque che l'inferno esiste, si chiama ingiustizia, si trova sulla terra ed è localizzato in territori chiamati paradiso.
C'è chi dice che è non amare più
chi invece che l'inferno sono gli altri
e chi ancora che siamo noi stessi
o che invece è la solitudine
e infine che è il vuoto
Ma l'amore è unilaterale, si può non amare ma essere amati
e se l'inferno sono gli altri basta chiudersi in se stessi
quando invece siamo noi basta immergersi negli altri
vuoto e solitudine aiutano a riflettere
Pertanto io credo che il vero inferno sia l'ingiustizia
tant'è che ogni religione parla di "giustizia divina"
segno eloquente che in cielo c'è ma sulla terra no
Dunque, l'inferno si trova sulla terra, e corrisponde all'ingiustizia.
Paradiso
Anche qui un solo tipo, quello fiscale, distribuito sulla terra in alcune località ben conosciute.
Il paradiso fiscale è un luogo in cui vengono costituite le cosiddette "società offshore", necessarie alla gestione di denaro proveniente da traffici illeciti, di droga, evasione fiscale, armi, e quant'altro. Insomma, bisogna essere partecipi dell'economia della truffa, della corruzione, del riciclaggio di denaro, dell'evasione fiscale, del contrabbando, del racket, dell'insider trading e di tutte le forme di distorsione del mercato. Se così non fosse, il paradiso sarebbe inutile.
Oltre la metà degli scambi commerciali dell'intero pianeta passano attraverso questo tipo di società; tuttavia non vengono mai studiate o addirittura ignorate nei testi di economia delle università di tutto il mondo.
Le società d'investimento offshore godono di un livello di tassazione molto basso o addirittura inesistente, non sono registrate e non vi è modo di conoscere l'identità delle persone che vi partecipano; tale segretezza viene giustificata dalla pervasività del dispotismo politico che, generando insicurezza, necessita di una barriera di protezione per l'individuo dall'avido e insaziabile potere statale.
I clienti più numerosi delle offshore sono le società multinazionali, che operano attraverso procedimenti detti di "transfer pricing" o di "rifatturazione", creando fondi neri da trasferire poi nel paradiso.
Per aprire una società offshore è necessario sempre affidarsi a consulenti super specializzati dal costo di 850 dollari l'ora, ragion per cui solo chi è davvero interessato e soprattutto dispone di cospicue somme di denaro può permettersi.
Il numero di paradisi è cresciuto in maniera esponenziale: da 25 nel 1970 si è arrivati a 72 alla fine del 2005.
L'Italia è ben circondata: questo è l'elenco in europa; anzi, ne ha uno all'interno del proprio territorio (san marino)
Naturalmente il FMI, le banche centrali e le banche in generale apprezzano questo genere di località.
Qualcosa però comincia a muoversi. I continui terremoti finanziari hanno avviato azioni politiche - molto caute - per tentare di tamponare le speculazioni derivanti da queste enormi quantità di denaro, e il fatto che gli stati tentino di agire facendo leva sui paradisi fiscali è la prova (qualora vene fosse ancora bisogno) che il cancro dell'economia occidentale è concentrato lì. Ad aprile 2009 è stata stilata una lista in tre colori, nera bianca e grigia, degli stati che aderiscono o meno a particolari accordi.
Di ieri invece la notizia che uno "storico accordo" tra Londra e il Liechtenstein e tra Stati Uniti e Svizzera.
Inutile dire che tutto cambierà per non cambiare nulla. Non solo infatti ben 35 di questi 72 paradisi fiscali è legato alla city di Londra, sia con rapporti costituzionali diretti che tramite appartenenza al commonwealth, quando poi viene ancora una volta eluso il problema principale dell'economia occidentale, di cui il paradiso fiscale è una conseguenza, ovvero il signoraggio bancario e la riserva frazionaria.
Dimostrato dunque che l'inferno esiste, si chiama ingiustizia, si trova sulla terra ed è localizzato in territori chiamati paradiso.
mercoledì 24 giugno 2009
Memoria e desiderio: un nuovo calendario?
Sono rimasto particolarmente colpito da un articolo apparso sui giornali qualche giorno fa. Il titolo era: "Lunedi 24 Gennaio dichiarato il giorno peggiore dell'anno". Il sottotitolo aggiungeva: "Psicologi inglesi hanno calcolato qual è il giorno più deprimente". Il calcolo è stato fatto dal Dott. Cliff Arnall, psicologo dell'Università di Cardiff (Galles), specializzato in "disturbi stagionali".
L'articolo dice che il Dott. Arnall ha creato una formula che prende in considerazione diverse emozioni per determinare il punto più basso raggiunto dalla gente. Il modello è:{W (D-d)}x TQ/M x NA
L'equazione si compone di sei fattori identificabili: W (weather) è il tempo meteorologico, D (debt) sono i debiti, d è il salario mensile, T (time) è il tempo trascorso da Natale, Q (quit) è il tempo trascorso dall'ultimo tentativo fallito di lasciare il lavoro, M (motivation) sono i bassi livelli di motivazione, e NA (need action) è il bisogno di fare qualcosa.
Quest'esempio di psicologia accademica dimostra perfettamente come il calendario è lo strumento di macroprogrammazione della cultura o società che lo usa. La ricerca non ha alcun significato se non seguite il calendario gregoriano - in cui, di conseguenza, vivete in una società in cui siete consumatori, programmati dal calendario ad avere l'esperienza culminante di spesa nell'ultimo mese del calendario annuale. A questo non-plus-ultra del consumo fa seguito il programma "anno nuovo" del calendario, in cui gli eccessi delle festività vengono redenti da qualche tipo di risoluzione - che, secondo la ricerca del Dott. Arnall - dura non più della prima settimana dell'anno nuovo. La formula ideata dal Dott. Arnall poggia sul lemma della filosofia che sottende il calendario gregoriano, "il tempo è denaro". D'altra parte, la stessa parola 'calendario' deriva dal termine latino 'calenda', che significa 'libro contabile'.
Questo è il tipo di ricerca chiamato "pensare dentro la scatola". E' condizionato da dogmi indiscussi, originati dalla mancanza di consapevolezza circa l'assoluta limitazione di tali investigazioni alla scatola sconosciuta in cui essi operano. La scatola, in questo caso, è il calendario gregoriano in quanto programma mentale che si ripete su base annuale. Togli lo strumento di programmazione gregoriano, e cosa resta? Il re è nudo.
Il Dott. Arnall ha condotto la sua ricerca in Gran Bretagna, e così le sue conclusioni sono valide per quella nazione o probabilmente per la maggior parte del mondo dei consumatori occidentali governati dal calendario gregoriano. Ma, per comprendere quanto siano relative queste conclusioni, e quanto arbitrari siano i condizionamenti comportamentali del calendario gregoriano, basta pensare di vivere in una società che non segue questo calendario.
Stando alle conclusioni del Dott. Arnall, il calendario gregoriano programma i vostri debiti, la vostra depressione ed il vostro fallimento spirituale. E non potete farci niente. Per quale motivo seguire un calendario che vi programma per la depressione, che vi rattrista con preoccupazioni su quando c'è da pagare le bollette - o se il vostro salario sarà sufficiente a pagare i vostri debiti? O, ancora peggio, perché continuare con un calendario che incorpora una sindrome del perdente cronico, simile a quella di un alcoolizzato che non riesce ad uscire dal vizio, che porta a rompere le vostre promesse per l'anno nuovo - secondo i calcoli del Dott. Arnall, una settimana dopo averle solennemente pronunciate? Siamo programmati per il fallimento spirituale!
A tutto questo aggiungete che l'anno prossimo il 24 Gennaio non cadrà di lunedi. Essendo lunedi il giorno iniziale della settimana lavorativa, è sempre più deprimente - ad esempio, del venerdi. E allora, forse il giorno più deprimente sarà il 23 Gennaio, che cade di lunedi? Il che ci porta ad un altro punto: l'irregolarità irrazionale e la mancanza di un ordine coerente nel calendario gregoriano. Non solo programma la vostra depressione, il timore dei debiti, il fallimento spirituale - vi programma anche ad un certo torpore, quando pensate al tempo. I giorni della settimana non sono mai in correlazione con quelli del mese - in questo modo, è difficile fare qualunque calcolo. Condiziona la vostra mente, se tutto ciò che potete dire sul calendario è "30 giorni ha Novembre…" E' così che dovrà essere sempre, senza speranze, nella civiltà dominante del pianeta Terra, o c'è un modo migliore?
Abbiamo bisogno di un nuovo calendario!
Naturalmente, un nuovo calendario significherebbe anche una nuova società, ed un nuovo modo di fare le cose. Precisamente per questa ragione, il mondo non ha un nuovo calendario - a dispetto degli appelli al buon senso e dei nobili tentativi dell'ultimo secolo e mezzo. Il problema è che dobbiamo sempre aspettare il Vaticano, il Presidente o il Parlamento o l'ONU per approvare il nuovo calendario. Con il complessificarsi della società, le probabilità che le cose vadano in questo modo sono scarsissime - il che ha reso di gran lunga peggiore la programmazione del vecchio calendario. Non possiamo aspettare ancora. Il vecchio tempo ci sta letteralmente ammazzando. Aspettare che la decisione venga dall'alto - è totalmente inutile, tempo perso direi. La cosa giusta da fare è cambiare il calendario noi stesi. E' così che sarà. Il modo di combattere l'inguaribile depressione incorporata nel vecchio calendario consiste nell'incominciare a vivere secondo uno standard che sia armonico e che ci renda inguaribilmente felici - perché è armonico.
Parlo in base alla mia esperienza. Non seguo più il vecchio calendario. Vivo seguendo un calendario diverso in cui non esiste il 24 Gennaio. Di fatto, Settembre, Novembre, Giugno o Luglio non esistono più, come pure Lunedi, Martedi, Mercoledi, ecc. Per me, tutti i millenni di preoccupazione e superstizione inglobati in questo sistema sono svaniti - e così non ho nulla di cui deprimermi. Ma ho qualcosa di nuovo da imparare, e nuovi valori da programmare nelle mie abitudini e nel mio carattere - valori come la pace, l'armonia, la cooperazione e la gioia. O forse sono solo preveggente, e sapevo che, se avessi cambiato calendario, il mio compleanno non sarebbe caduto in giorno sfigato.
Un calendario che è una disperata irregolarità non può essere programmato per la pace o l'armonia - produrrà solo irregolarità. E con un calendario in cui la depressione e l'irregolarità sono i programmi di routine, non potremo far altro che accrescere la disperazione che si prova di fronte ad un mondo che diviene sempre più complesso, in cui la depressione - secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) - aumenta esponenzialmente da quando un numero sempre crescente di lavori consiste nello stare attaccati ad un computer.
L'articolo dice che il Dott. Arnall ha creato una formula che prende in considerazione diverse emozioni per determinare il punto più basso raggiunto dalla gente. Il modello è:{W (D-d)}x TQ/M x NA
L'equazione si compone di sei fattori identificabili: W (weather) è il tempo meteorologico, D (debt) sono i debiti, d è il salario mensile, T (time) è il tempo trascorso da Natale, Q (quit) è il tempo trascorso dall'ultimo tentativo fallito di lasciare il lavoro, M (motivation) sono i bassi livelli di motivazione, e NA (need action) è il bisogno di fare qualcosa.
Quest'esempio di psicologia accademica dimostra perfettamente come il calendario è lo strumento di macroprogrammazione della cultura o società che lo usa. La ricerca non ha alcun significato se non seguite il calendario gregoriano - in cui, di conseguenza, vivete in una società in cui siete consumatori, programmati dal calendario ad avere l'esperienza culminante di spesa nell'ultimo mese del calendario annuale. A questo non-plus-ultra del consumo fa seguito il programma "anno nuovo" del calendario, in cui gli eccessi delle festività vengono redenti da qualche tipo di risoluzione - che, secondo la ricerca del Dott. Arnall - dura non più della prima settimana dell'anno nuovo. La formula ideata dal Dott. Arnall poggia sul lemma della filosofia che sottende il calendario gregoriano, "il tempo è denaro". D'altra parte, la stessa parola 'calendario' deriva dal termine latino 'calenda', che significa 'libro contabile'.
Questo è il tipo di ricerca chiamato "pensare dentro la scatola". E' condizionato da dogmi indiscussi, originati dalla mancanza di consapevolezza circa l'assoluta limitazione di tali investigazioni alla scatola sconosciuta in cui essi operano. La scatola, in questo caso, è il calendario gregoriano in quanto programma mentale che si ripete su base annuale. Togli lo strumento di programmazione gregoriano, e cosa resta? Il re è nudo.
Il Dott. Arnall ha condotto la sua ricerca in Gran Bretagna, e così le sue conclusioni sono valide per quella nazione o probabilmente per la maggior parte del mondo dei consumatori occidentali governati dal calendario gregoriano. Ma, per comprendere quanto siano relative queste conclusioni, e quanto arbitrari siano i condizionamenti comportamentali del calendario gregoriano, basta pensare di vivere in una società che non segue questo calendario.
Stando alle conclusioni del Dott. Arnall, il calendario gregoriano programma i vostri debiti, la vostra depressione ed il vostro fallimento spirituale. E non potete farci niente. Per quale motivo seguire un calendario che vi programma per la depressione, che vi rattrista con preoccupazioni su quando c'è da pagare le bollette - o se il vostro salario sarà sufficiente a pagare i vostri debiti? O, ancora peggio, perché continuare con un calendario che incorpora una sindrome del perdente cronico, simile a quella di un alcoolizzato che non riesce ad uscire dal vizio, che porta a rompere le vostre promesse per l'anno nuovo - secondo i calcoli del Dott. Arnall, una settimana dopo averle solennemente pronunciate? Siamo programmati per il fallimento spirituale!
A tutto questo aggiungete che l'anno prossimo il 24 Gennaio non cadrà di lunedi. Essendo lunedi il giorno iniziale della settimana lavorativa, è sempre più deprimente - ad esempio, del venerdi. E allora, forse il giorno più deprimente sarà il 23 Gennaio, che cade di lunedi? Il che ci porta ad un altro punto: l'irregolarità irrazionale e la mancanza di un ordine coerente nel calendario gregoriano. Non solo programma la vostra depressione, il timore dei debiti, il fallimento spirituale - vi programma anche ad un certo torpore, quando pensate al tempo. I giorni della settimana non sono mai in correlazione con quelli del mese - in questo modo, è difficile fare qualunque calcolo. Condiziona la vostra mente, se tutto ciò che potete dire sul calendario è "30 giorni ha Novembre…" E' così che dovrà essere sempre, senza speranze, nella civiltà dominante del pianeta Terra, o c'è un modo migliore?
Abbiamo bisogno di un nuovo calendario!
Naturalmente, un nuovo calendario significherebbe anche una nuova società, ed un nuovo modo di fare le cose. Precisamente per questa ragione, il mondo non ha un nuovo calendario - a dispetto degli appelli al buon senso e dei nobili tentativi dell'ultimo secolo e mezzo. Il problema è che dobbiamo sempre aspettare il Vaticano, il Presidente o il Parlamento o l'ONU per approvare il nuovo calendario. Con il complessificarsi della società, le probabilità che le cose vadano in questo modo sono scarsissime - il che ha reso di gran lunga peggiore la programmazione del vecchio calendario. Non possiamo aspettare ancora. Il vecchio tempo ci sta letteralmente ammazzando. Aspettare che la decisione venga dall'alto - è totalmente inutile, tempo perso direi. La cosa giusta da fare è cambiare il calendario noi stesi. E' così che sarà. Il modo di combattere l'inguaribile depressione incorporata nel vecchio calendario consiste nell'incominciare a vivere secondo uno standard che sia armonico e che ci renda inguaribilmente felici - perché è armonico.
Parlo in base alla mia esperienza. Non seguo più il vecchio calendario. Vivo seguendo un calendario diverso in cui non esiste il 24 Gennaio. Di fatto, Settembre, Novembre, Giugno o Luglio non esistono più, come pure Lunedi, Martedi, Mercoledi, ecc. Per me, tutti i millenni di preoccupazione e superstizione inglobati in questo sistema sono svaniti - e così non ho nulla di cui deprimermi. Ma ho qualcosa di nuovo da imparare, e nuovi valori da programmare nelle mie abitudini e nel mio carattere - valori come la pace, l'armonia, la cooperazione e la gioia. O forse sono solo preveggente, e sapevo che, se avessi cambiato calendario, il mio compleanno non sarebbe caduto in giorno sfigato.
Un calendario che è una disperata irregolarità non può essere programmato per la pace o l'armonia - produrrà solo irregolarità. E con un calendario in cui la depressione e l'irregolarità sono i programmi di routine, non potremo far altro che accrescere la disperazione che si prova di fronte ad un mondo che diviene sempre più complesso, in cui la depressione - secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) - aumenta esponenzialmente da quando un numero sempre crescente di lavori consiste nello stare attaccati ad un computer.
martedì 23 giugno 2009
La morte dell'immagine

Un po' di autocelebrazione 1: anche il noto debunker Maurizio Blondet si è accorto dello Stato biscazziere, e gli dedica un pezzo.
Autocelebrazione 2: ho sempre desiderato essere sulla copertina della settimana enigmistica, la rivista che vanta innumerevoli tentativi d'imitazione. Sono orgoglioso quindi di apparire sull'unico giornale cartaceo degno di essere letto, che giganteggia in qualità dell'informazione e stimolo intellettuale in questa discarica a cielo aperto che è diventata la carta stampata italiana, e che non a caso annovera anche mio fratello tra i suoi prezzolati professionisti.
I padroni della comunicazione sono anche i becchini dell'utopia, il loro funzionalismo segue l'estetica del mercato e ogni cosa è considerata oggetto di consumo. Siamo nel tempo che preferisce l'immagine alla cosa, la copia all'originale, l'apparenza all'essere.
In quest'epoca di decadenza da basso impero romano, cui seguirà il già cominciato neo-feudalesimo, viviamo il capezzale anche della fotografia. Un sentore nauseabondo pervade gli italici costumi, costruiti sulle immagini di carni umane sfatte e rifatte. Ogni fotografia è il risultato delle nostre mediocrità prezzolate, e le menzogne stampate su carta patinata incantano solo gli stupidi o i mercanti di sogni. Nell'epoca della falsificazione digitale e del conformismo sociale, la sovrapposizione delle cooscenze serve a nascondersi meglio. La stupidità cresce insieme al consenso, e quanto più gli individui si riconoscono nei valori dominanti, tanto più aumenta il numero degli scemi "istituzionali", il cui inutile destino è catturato dagli schermi-schemi dell'ordinario e del convenzionale. Perchè - sia ben chiaro - quando il potere non usa le armi affida alla cultura, all'ideologia o alla fede il compito di mantenere l'ordine costituito.
mercoledì 3 giugno 2009
Lo Stato biscazziere
Ricerche Eurisco ed Eurispes hanno evidenziato che gli scommettitori in Italia sono oltre 30 milioni, tutti abitanti di uno stato cinico e distratto che per anni ha negato la legislazione per l'esercizio delle case da gioco inserite in un contesto di offerta turistica, per poi deregolamentare selvaggiamente il settore dell'azzardo, fino a portarlo a minorenni, casalinghe, pensionati, disoccupati.
Ogni angolo di strada è stata trasformata in una bisca legalizzata, e i numeri sono impressionanti: 300 mila macchinette, 120 mila punti vendita, 42 miliardi di euro giocati/spesa procapite 450 euro, gettiti per lo Stato di 12 milardi (2,5% delle entrate tributarie), 14 mila punti vendita sui 17 mila previsti dal bando di gara Bersani, 337 sale bingo, 280 mila slot (macchinette), 1500 sale giochi, 515 banchi lotto.
Dai primi anni del 2000 il gioco d'azzardo si è trasformato in un vero e proprio fenomeno di massa, tanto che gli studiosi sottilineano il diffondersi del c.d. "gioco compulsivo" oltre alle rilevanti ripercussioni socio-economiche che evidenziano ambigui paradigmi culturali.
L'azzardo sembra aver perso la sua tradizionale connotazione per assumere una più suadente pragmatica definizione di "gioco pubblico", quindi sicuro/lecito/responsabile; tuttavia questi elementi prendono in considerazione soltanto uno degli elementi che compongono il quadro (gioco e operatore) trascurando completamente il terzo, ossia il giocatore, che non sembra cogliere la pericolosità dei prodotti offerti in modo invasivo, comunicati come una innocente forma di intrattenimento se non addirittura surrettiziamente indicati come soluzione dei quotidiani problemi economici, e che genera un portato ludico-dipendente fonte di allarme sociale per la devianza esistenziale intrinseca.
L'equivoco nasce fin dal significato linguistico e interpretativo di gioco d'azzardo, che non distingue come nell'idioma inglese tra gaming, play e gambling, tre termini che corrispondono ad altrettante categorie ludiche; l'unica definizione oggi in nostro possesso è fornita dal codice penale, all'art 718 e segg.ti: "sono giochi d'azzardo quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria".
Il nostro ordinamento è l'inico in Europa e nel mondo occidentale a non essere dotato di una legge organica sul gioco d'azzardo, perchè l'intera materia è regolata da una giungla di leggi speciali ad hoc.
Lo Stato italiano e il governo di sinistra hanno motivato la liberalizzazione con ragioni di contrasto all'evasione e al gioco illegale, sostenendo che l'aumento vertiginoso in percentuale dipende proprio da una sottrazione di quote all'erea illegale, ovvero di emersione e regolazione del gioco d'azzardo (riduzione e regolazione di riffe e lotterie clandestine). A questi dati Aams, gli analisti del settore oppongono altri elementi: crescita parallela del gioco clandestino, inefficacia degli strumenti di controllo, aumento delle ludopatie e di fenomeni degenerativi legati al gioco problematico.
I dati forniti dalla consulta nazionale antiusura rivelano però che l'illegalità si nasconde nella legalità, con rilevanti infiltrazioni della criminalità organizzata che finanzia in misura crescente il business del gioco pubblico. Con le sale scommesse si fa un eneorme salto qualitativo e quantitativo nel riciclaggio dei proventi illeciti, essendo le sale distribuite in maniera capillare sul territorio nazionale; e con il bando 2006 (Bersani) il numero di agenzie si è moltiplicato insieme al richio del riciclaggio. Alla gara per agenzie di scommesse non ippiche non ha partecipato nessuno dei colossi del settore (sisal, snai, lottomatica) ma soggetti medio piccoli, anche a gestione familiare, che sono arrivati a spendere 750 mila euro per un'agenzia a Palermo, dimostrando che con quei numeri è matematicamente impossibile rientrare dall'investimento ...
Le tre "sorelle" del gioco in italia: sisal, snai, lottomatica, mentre i giochi oggetto di concessione sono scommesse ippiche e sportive, bingo, lotterie istantanee, slot machine, lotto, superenalotto, totocalcio.
Il settore dei giochi e delle scommesse è collocato al quarto posto nella scala economica del paese, al secondo se si analizzano i dati disaggregati delle singole imprese.
L'italia è in testa alla classifica mondiale per spesa procapite per il gioco (fonte 2006) con circa 620 euro/anno.
Ogni angolo di strada è stata trasformata in una bisca legalizzata, e i numeri sono impressionanti: 300 mila macchinette, 120 mila punti vendita, 42 miliardi di euro giocati/spesa procapite 450 euro, gettiti per lo Stato di 12 milardi (2,5% delle entrate tributarie), 14 mila punti vendita sui 17 mila previsti dal bando di gara Bersani, 337 sale bingo, 280 mila slot (macchinette), 1500 sale giochi, 515 banchi lotto.
Dai primi anni del 2000 il gioco d'azzardo si è trasformato in un vero e proprio fenomeno di massa, tanto che gli studiosi sottilineano il diffondersi del c.d. "gioco compulsivo" oltre alle rilevanti ripercussioni socio-economiche che evidenziano ambigui paradigmi culturali.
L'azzardo sembra aver perso la sua tradizionale connotazione per assumere una più suadente pragmatica definizione di "gioco pubblico", quindi sicuro/lecito/responsabile; tuttavia questi elementi prendono in considerazione soltanto uno degli elementi che compongono il quadro (gioco e operatore) trascurando completamente il terzo, ossia il giocatore, che non sembra cogliere la pericolosità dei prodotti offerti in modo invasivo, comunicati come una innocente forma di intrattenimento se non addirittura surrettiziamente indicati come soluzione dei quotidiani problemi economici, e che genera un portato ludico-dipendente fonte di allarme sociale per la devianza esistenziale intrinseca.
L'equivoco nasce fin dal significato linguistico e interpretativo di gioco d'azzardo, che non distingue come nell'idioma inglese tra gaming, play e gambling, tre termini che corrispondono ad altrettante categorie ludiche; l'unica definizione oggi in nostro possesso è fornita dal codice penale, all'art 718 e segg.ti: "sono giochi d'azzardo quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria".
Il nostro ordinamento è l'inico in Europa e nel mondo occidentale a non essere dotato di una legge organica sul gioco d'azzardo, perchè l'intera materia è regolata da una giungla di leggi speciali ad hoc.
Lo Stato italiano e il governo di sinistra hanno motivato la liberalizzazione con ragioni di contrasto all'evasione e al gioco illegale, sostenendo che l'aumento vertiginoso in percentuale dipende proprio da una sottrazione di quote all'erea illegale, ovvero di emersione e regolazione del gioco d'azzardo (riduzione e regolazione di riffe e lotterie clandestine). A questi dati Aams, gli analisti del settore oppongono altri elementi: crescita parallela del gioco clandestino, inefficacia degli strumenti di controllo, aumento delle ludopatie e di fenomeni degenerativi legati al gioco problematico.
I dati forniti dalla consulta nazionale antiusura rivelano però che l'illegalità si nasconde nella legalità, con rilevanti infiltrazioni della criminalità organizzata che finanzia in misura crescente il business del gioco pubblico. Con le sale scommesse si fa un eneorme salto qualitativo e quantitativo nel riciclaggio dei proventi illeciti, essendo le sale distribuite in maniera capillare sul territorio nazionale; e con il bando 2006 (Bersani) il numero di agenzie si è moltiplicato insieme al richio del riciclaggio. Alla gara per agenzie di scommesse non ippiche non ha partecipato nessuno dei colossi del settore (sisal, snai, lottomatica) ma soggetti medio piccoli, anche a gestione familiare, che sono arrivati a spendere 750 mila euro per un'agenzia a Palermo, dimostrando che con quei numeri è matematicamente impossibile rientrare dall'investimento ...
Le tre "sorelle" del gioco in italia: sisal, snai, lottomatica, mentre i giochi oggetto di concessione sono scommesse ippiche e sportive, bingo, lotterie istantanee, slot machine, lotto, superenalotto, totocalcio.
Il settore dei giochi e delle scommesse è collocato al quarto posto nella scala economica del paese, al secondo se si analizzano i dati disaggregati delle singole imprese.
L'italia è in testa alla classifica mondiale per spesa procapite per il gioco (fonte 2006) con circa 620 euro/anno.
venerdì 8 maggio 2009
Vincenzo De Luca, venditore di fumo
Giungono sul tavolo della Procura della Repubblica - finalmente - le denunce sul malaffare operato da quel venditore di fumo che porta il nome di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno.
Si tratta di fatti già pubblicamente denunciati dl sottoscritto in questo mio post del dicembre 2006, cui aggiungo anche quelli riguardanti il figlio, la moglie (vedi anche qui), e il vergognoso caso delle intercettazioni che riguarda lui stesso (1 / 2 / 3, 4).
Inutile aggiungere che il "salernitano" non è un cittadino consapevole ma un misero schiavo che si accontenta delle storiche 3 F di re franceschiello: feste (di piazza), farina (contributi a pioggia finalizzati al consenso elettorale) e forca (privatizzazione dello spazio pubblico gestito da società miste imbottite di amici e parenti).
Si arriva a sentire che "questo sindaco per lo meno ha fatto qualcosa ...", oppure che "finalmente è una città vivibile ...". D'altro canto, cosa ti puoi aspettare da persone che lo hanno eletto sindaco per 20 anni di fila, come accade nei territori dell'Africa centrale ...
Ne riparliamo tra un paio d'anni, quando anche l'ultimo bluff verrà svelato e Salerno diventerà un parco di zombie bloccato dal traffico senza più alcun futuro.
Di seguito, la denuncia di Fausto Morrone alla Procura della Repubblica.
Buona lettura.
«Salerno, 06.05.2009
Al Procuratore Capo della Repubblica
presso il Tribunale di Salerno
Dott. Franco Roberti
Al Procuratore Generale presso la
Corte dei Conti di Napoli
Con il secondo rinvio a giudizio a carico della classe dirigente del Comune di Salerno possiamo spingerci a fare alcune osservazioni sulla sua capacità realizzatrice, che possano essere di aiuto, in futuro, per non danneggiare ulteriormente la comunità salernitana. Lungi da me entrare nel merito degli aspetti penali delle due vicende (Ideal Standard e MCM) - sulle quali ho già detto a tempo debito, e nelle sedi formali, quanto era a mia conoscenza - che oggi devono essere commentate solo dai Giudici e dai protagonisti.
Il primo elemento, che emerge in modo più che inequivoco - e che io ho sottolineato ripetutamente in passato con scarso successo di ascolto - è che il Sindaco di Salerno non è riuscito, in circa vent’anni in cui è stato decisivo per qualsiasi iniziativa intrapresa dall’Amministrazione Comunale, a realizzare alcuna opera o investimento di rilevante entità e capace di cambiare il destino di sviluppo del capoluogo.
Anzi, in particolare, in entrambi i casi a cui i rinvii a giudizio si riferiscono, al fallimento dell’iniziativa ha corrisposto la perdita del lavoro per centinaia di dipendenti e l’arricchimento speculativo di poche persone.
Ci rimane, come traccia del modo di operare del Primo Cittadino, la provocazione, rivolta ad un Assessore che gli esternava perplessità su alcuni indici di edificabilità, dal suo punto di vista assolutamente spropositati: gli standard valli a trovare sotto terra!
Per le altre opere (Cittadella giudiziaria – Cablaggio delle reti urbane – Stazione marittima – Palazzetto dello sport – Metropolitana – Lungoirno – Polo informatico) è inutile aggiungere altro ai resoconti delle cronache giornalistiche quotidiane (quelle non condizionate da editori vicini al Sindaco) e a ciò che si può facilmente vedere frequentando la città.
Segnalo, inoltre, che il Sindaco non ha brillato neppure per iniziativa e reattività allorquando ho fatto rilevare, senza essere mai smentito e sempre con riscontri successivi sul versante investigativo e giudiziario, la diffusa pervasività di imprese in odore di camorra, o sospettabili di contiguità ad essa (delle quali non ho mai mancato di comunicare in modo chiaro i nomi), nei confronti dei cantieri cittadini di opere pubbliche.
Il caso della costruenda Metropolitana ha toccato il grottesco, volendo usare un eufemismo: nonostante, dopo oltre dieci anni dalla cantierizzazione, non si sappia ancora quando sarà terminata, è già noto ai salernitani che, per un mero errore di progettazione, si andrà più velocemente da Salerno a Roma che dallo Stadio Arechi al Rione Olivieri (partirà un convoglio ogni 75’).
E’ da aggiungere che, per realizzare la Cittadella giudiziaria al centro della città e una Metropolitana con una frequenza da terzo mondo, sono state sacrificate aree strategiche delle Ferrovie dello Stato, precludendo, così, ogni possibilità di crescita dei volumi di traffico su ferro e dei servizi nello scalo.
Fatte queste considerazioni, è fin troppo semplice prefigurare scenari catastrofici per i cittadini salernitani a seguito delle ultime iniziative intraprese dal Comune di Salerno: la Piazza della Libertà e il Termovalorizzatore.
Per entrambe le opere il Comune ha deciso di anticipare con risorse finanziarie proprie, raccolte attraverso l’ulteriore indebitamento dell’Ente, l’acquisto delle aree interessate.
Pertanto, se, come temo, anche queste ultime opere subissero la medesima sorte di quelle segnalate in precedenza, verremmo a trovarci velocemente nella situazione di dissesto di bilancio del Comune; situazione, questa, che assesterebbe un colpo durissimo a una comunità già piegata da una congiuntura economica e sociale di particolare gravità.
Inoltre, mi sembra opportuno aggiungere, che, nel caso delle aree interessate dalla realizzazione di Piazza della Libertà, esse sono state acquistate dal Demanio, che ha potuto cederle esclusivamente poiché il Comune ha garantito il loro uso con finalità pubbliche.
Invece, tutti sappiamo che una parte di esse sarà rivenduta a privati per realizzare un “mostro” di cemento di circa 30 metri di altezza e con una estensione di circa 270 metri, il quale dovrà ospitare abitazioni, uffici e strutture commerciali.
A tal punto, è ovvio ipotizzare che un “mostro” del genere, che, a parere di numerosi esperti, si configurerebbe come uno scempio paesaggistico utile solo a fini speculativi, conseguirà un contenzioso giudiziario da parte di chi ne sarà direttamente danneggiato e da parte di chi, più semplicemente, intenderà difendere il patrimonio di bellezze del secondo capoluogo della Campania.
In proposito mi pare giusto sottolineare, sull’opera in questione, uno “strano” silenzio assenso della Soprintendenza Archeologica, senza che il richiesto parere di legge sia mai stato rilasciato.
Orbene, se tutto ciò capitasse, da qui a qualche tempo cadremmo inevitabilmente nella situazione di dissesto finanziario del Comune innanzi ventilata e, come per la Metropolitana, il blocco conseguente interesserebbe anche le aree che potrebbero avere ben altro sbocco strategico.
La ricaduta occupazionale negativa, peraltro, in questo caso, come per le altre vicende raccontate, è stata già registrata con la chiusura del Jolly Hotel.
Pertanto, ho voluto interessare le Autorità Giudiziarie in indirizzo, affinché possano verificare la legittimità di quanto in premessa descritto e, se ne ricorressero le condizioni, valutare la possibilità di un sequestro cautelativo delle aree, per prevenire che le “manie di grandezza” possano continuare ad arrecare danni ulteriori ai salernitani, peraltro già abbondantemente vessati da quanto “realizzato” fino ad oggi.
Distinti saluti.
Fausto Morrone»
Si tratta di fatti già pubblicamente denunciati dl sottoscritto in questo mio post del dicembre 2006, cui aggiungo anche quelli riguardanti il figlio, la moglie (vedi anche qui), e il vergognoso caso delle intercettazioni che riguarda lui stesso (1 / 2 / 3, 4).
Inutile aggiungere che il "salernitano" non è un cittadino consapevole ma un misero schiavo che si accontenta delle storiche 3 F di re franceschiello: feste (di piazza), farina (contributi a pioggia finalizzati al consenso elettorale) e forca (privatizzazione dello spazio pubblico gestito da società miste imbottite di amici e parenti).
Si arriva a sentire che "questo sindaco per lo meno ha fatto qualcosa ...", oppure che "finalmente è una città vivibile ...". D'altro canto, cosa ti puoi aspettare da persone che lo hanno eletto sindaco per 20 anni di fila, come accade nei territori dell'Africa centrale ...
Ne riparliamo tra un paio d'anni, quando anche l'ultimo bluff verrà svelato e Salerno diventerà un parco di zombie bloccato dal traffico senza più alcun futuro.
Di seguito, la denuncia di Fausto Morrone alla Procura della Repubblica.
Buona lettura.
«Salerno, 06.05.2009
Al Procuratore Capo della Repubblica
presso il Tribunale di Salerno
Dott. Franco Roberti
Al Procuratore Generale presso la
Corte dei Conti di Napoli
Con il secondo rinvio a giudizio a carico della classe dirigente del Comune di Salerno possiamo spingerci a fare alcune osservazioni sulla sua capacità realizzatrice, che possano essere di aiuto, in futuro, per non danneggiare ulteriormente la comunità salernitana. Lungi da me entrare nel merito degli aspetti penali delle due vicende (Ideal Standard e MCM) - sulle quali ho già detto a tempo debito, e nelle sedi formali, quanto era a mia conoscenza - che oggi devono essere commentate solo dai Giudici e dai protagonisti.
Il primo elemento, che emerge in modo più che inequivoco - e che io ho sottolineato ripetutamente in passato con scarso successo di ascolto - è che il Sindaco di Salerno non è riuscito, in circa vent’anni in cui è stato decisivo per qualsiasi iniziativa intrapresa dall’Amministrazione Comunale, a realizzare alcuna opera o investimento di rilevante entità e capace di cambiare il destino di sviluppo del capoluogo.
Anzi, in particolare, in entrambi i casi a cui i rinvii a giudizio si riferiscono, al fallimento dell’iniziativa ha corrisposto la perdita del lavoro per centinaia di dipendenti e l’arricchimento speculativo di poche persone.
Ci rimane, come traccia del modo di operare del Primo Cittadino, la provocazione, rivolta ad un Assessore che gli esternava perplessità su alcuni indici di edificabilità, dal suo punto di vista assolutamente spropositati: gli standard valli a trovare sotto terra!
Per le altre opere (Cittadella giudiziaria – Cablaggio delle reti urbane – Stazione marittima – Palazzetto dello sport – Metropolitana – Lungoirno – Polo informatico) è inutile aggiungere altro ai resoconti delle cronache giornalistiche quotidiane (quelle non condizionate da editori vicini al Sindaco) e a ciò che si può facilmente vedere frequentando la città.
Segnalo, inoltre, che il Sindaco non ha brillato neppure per iniziativa e reattività allorquando ho fatto rilevare, senza essere mai smentito e sempre con riscontri successivi sul versante investigativo e giudiziario, la diffusa pervasività di imprese in odore di camorra, o sospettabili di contiguità ad essa (delle quali non ho mai mancato di comunicare in modo chiaro i nomi), nei confronti dei cantieri cittadini di opere pubbliche.
Il caso della costruenda Metropolitana ha toccato il grottesco, volendo usare un eufemismo: nonostante, dopo oltre dieci anni dalla cantierizzazione, non si sappia ancora quando sarà terminata, è già noto ai salernitani che, per un mero errore di progettazione, si andrà più velocemente da Salerno a Roma che dallo Stadio Arechi al Rione Olivieri (partirà un convoglio ogni 75’).
E’ da aggiungere che, per realizzare la Cittadella giudiziaria al centro della città e una Metropolitana con una frequenza da terzo mondo, sono state sacrificate aree strategiche delle Ferrovie dello Stato, precludendo, così, ogni possibilità di crescita dei volumi di traffico su ferro e dei servizi nello scalo.
Fatte queste considerazioni, è fin troppo semplice prefigurare scenari catastrofici per i cittadini salernitani a seguito delle ultime iniziative intraprese dal Comune di Salerno: la Piazza della Libertà e il Termovalorizzatore.
Per entrambe le opere il Comune ha deciso di anticipare con risorse finanziarie proprie, raccolte attraverso l’ulteriore indebitamento dell’Ente, l’acquisto delle aree interessate.
Pertanto, se, come temo, anche queste ultime opere subissero la medesima sorte di quelle segnalate in precedenza, verremmo a trovarci velocemente nella situazione di dissesto di bilancio del Comune; situazione, questa, che assesterebbe un colpo durissimo a una comunità già piegata da una congiuntura economica e sociale di particolare gravità.
Inoltre, mi sembra opportuno aggiungere, che, nel caso delle aree interessate dalla realizzazione di Piazza della Libertà, esse sono state acquistate dal Demanio, che ha potuto cederle esclusivamente poiché il Comune ha garantito il loro uso con finalità pubbliche.
Invece, tutti sappiamo che una parte di esse sarà rivenduta a privati per realizzare un “mostro” di cemento di circa 30 metri di altezza e con una estensione di circa 270 metri, il quale dovrà ospitare abitazioni, uffici e strutture commerciali.
A tal punto, è ovvio ipotizzare che un “mostro” del genere, che, a parere di numerosi esperti, si configurerebbe come uno scempio paesaggistico utile solo a fini speculativi, conseguirà un contenzioso giudiziario da parte di chi ne sarà direttamente danneggiato e da parte di chi, più semplicemente, intenderà difendere il patrimonio di bellezze del secondo capoluogo della Campania.
In proposito mi pare giusto sottolineare, sull’opera in questione, uno “strano” silenzio assenso della Soprintendenza Archeologica, senza che il richiesto parere di legge sia mai stato rilasciato.
Orbene, se tutto ciò capitasse, da qui a qualche tempo cadremmo inevitabilmente nella situazione di dissesto finanziario del Comune innanzi ventilata e, come per la Metropolitana, il blocco conseguente interesserebbe anche le aree che potrebbero avere ben altro sbocco strategico.
La ricaduta occupazionale negativa, peraltro, in questo caso, come per le altre vicende raccontate, è stata già registrata con la chiusura del Jolly Hotel.
Pertanto, ho voluto interessare le Autorità Giudiziarie in indirizzo, affinché possano verificare la legittimità di quanto in premessa descritto e, se ne ricorressero le condizioni, valutare la possibilità di un sequestro cautelativo delle aree, per prevenire che le “manie di grandezza” possano continuare ad arrecare danni ulteriori ai salernitani, peraltro già abbondantemente vessati da quanto “realizzato” fino ad oggi.
Distinti saluti.
Fausto Morrone»
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