Giovedì 12 Luglio il nostro Senato ha approvato la ratifica del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES o ESM a seconda della lingua utilizzata per l'acronimo) con 191 sì, 21 no e 15 astenuti.
La Lega ha votato contro.
L'Italia dei Valori si è astenuta.
Cos'è il MES:
http://en.wikipedia.org/wiki/European_Stability_Mechanism
Questo il trattato:
http://www.european-council.europa.eu/media/582889/08-tesm2.it12.pdf
Qui alcune considerazioni:
http://pensareliberi.com/2011/12/17/mes-meccanismo-europeo-di-stabilita-un-colpo-di-stato-in-17-paesi/
Opinione personale: non v'è alcun dubbio che l'Italia e molti stati europei abbiano ceduto la loro sovranità ad un organismo, l'Unione Europea, permettendogli di stampare moneta e di governare con soggetti mai eletti dai cittadini.
Poichè in particolare in Italia stanno anche scientemente smantellando istituzioni primarie come giustizia, sanità e istruzione, viene da chiedersi a cosa serva pagare le tasse in un paese privo di sovranità che non garantisce neanche più i tre cardini sui quali fonda IL Contratto Sociale.
Ovvero: in un paese in cui non è più garantita l'istruzione, la salute e soprattutto la giustizia, per quale motivo bisognerebbe pagare le tasse?
E ancora: in un paese nel quale non vi è più giustizia, vi può essere libertà?
venerdì 13 luglio 2012
mercoledì 11 luglio 2012
Il mito delle proteine animali
«Pochi argomenti suscitano polemiche e punti di vista differenti come quelli concernenti l’alimentazione, in particolare proteine, carboidrati e grassi e il loro effetto sulla salute. La confusione è enorme e spesso prevalgono concetti assolutamente errati. La scienza della nutrizione sembrerebbe non avere risposte chiare ma questo solo apparentemente, in realtà approfondendo l’argomento con dedizione si scoprono verità che normalmente i media ignorano o peggio negano. Il metabolismo individuale, la genetica e i motivi ereditari sono spesso scuse per giustificare malanni che in realtà sono attribuibili solo a un’alimentazione sbagliata, è comunque ovvio che ogni persona reagisca in modo differente ma un alimento dannoso lo sarà comunque, ci vorrà solo più tempo per scoprirne gli effetti.
Quasi tutti gli scienziati ormai sono concordi nell’affermare che cibi raffinati, trasformati e proteine di origine animale contribuiscono (alcuni sostengono che sono la causa principale) al sorgere di quasi tutte le malattie croniche. Nuovi studi condotti su donne confermano che un maggior rischio di malattie cardiovascolari si riscontrano nei soggetti che consumano più proteine animali e meno carboidrati non raffinati soprattutto per chi è già a rischio. Sul British Medical Journal sono pubblicati studi in cui si rivela che una dieta ricca di proteine, comporta un rischio di incorrere in malattie cardiovascolari e ictus superiore del 28% rispetto a chi ne consuma una quantità ridotta, la percentuale aumenta esponenzialmente se si confrontano i dati di persone che seguono un regime dietetico vegetariano.
Un’altra dimostrazione di quanto sia rischiosa una dieta a base di proteine tipo la “Atkins”, soprattutto per le giovani e ignare donne che credendo di alimentarsi correttamente si avvelenano inconsapevolmente.
Le diete low carb ricche di proteine sono molto diffuse poiché producono risultati rapidi per quanto riguarda la perdita di peso e questo ha convinto molte persone a seguirle; purtroppo le conseguenze sulla salute sul medio - lungo termine sono disastrose. Parecchi esperti di nutrizione consigliano di sostituire le proteine animali con quelle vegetali, in particolare con noci e semi; il consiglio è giusto ma non bisogna dimenticare che frutta e verdura fresca offrono un’integrazione proteica più che sufficiente per il corretto funzionamento dell’organismo.
In conclusione lo studio prima accennato è stato condotto su circa 44.000 donne svedesi di età compresa tra i trenta ei quarantanove anni, tramite un questionario alimentare molto dettagliato e sullo stile di vita alimentare è stato possibile intrecciare e analizzare tutti i dati di oltre quindici anni. Le abitudini alimentari sono state riportate su una scala 2 (più carboidrati e meno proteine) a scala 20 (più proteine e meno carboidrati), sono stati valutati altri fattori come fumo, alcol, sport, ipertensione e assunzione di grassi.
Durante il periodo di studio, 1.270 eventi cardiovascolari hanno avuto luogo nelle 43,396 donne (55 per cento cardiopatia ischemica, 23 per cento ictus ischemici, ictus emorragico 6 per cento, 10 per cento emorragia sub aracnoidea e il 6 per cento la malattia arteriosa periferica). I ricercatori hanno notato che l'incidenza di malattie cardiovascolari sono aumentate del 13 per cento per le donne con un punteggio di 7-9 (maggiore di carboidrati, proteine inferiore), al 23 per cento per quelli con un punteggio da 10 a 12 al 54 per cento per quelli con un punteggio da 13 su 15 (più bassa di carboidrati, proteine superiore), e al 60 per cento per quelli con un punteggio di 16 o superiore. Gli autori dello studio del team sono giunti a conclusione che un basso tenore di carboidrati, in altre parole una dieta ricca di proteine è associata ad aumentato di rischio cardiovascolare. È importante notare che questa ricerca non ha trovato un aumento del rischio di malattia quando la fonte di proteine derivata da noci, semi o verdure.
Lo studio conferma l'importanza di una dieta composta di alimenti naturali provenienti da fonti organiche con un saldo verso i carboidrati a lento rilascio come frutta e verdura e l'assunzione moderata di proteine sotto forma di noci e semi per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.
Per chi volesse approfondire l'argomento proteine consiglio la lettura di The China Study, un libro illuminante».
Tratto da: La frutta che paradiso
domenica 8 luglio 2012
La società dello spettacolo stupefacente
stupendo
stupire
stupore
stupefare
stupefacente
stupìto
stupido
La radice è comune: indica il senso di stare fermo, immobile.
Lo stupefacente, così come lo stupendo e lo stupido, rendono immobili, passivi, inattivi, non reattivi a ciò che sta accadendo, mera accettazione passiva.
Inattività come inerzia, come non-vitalità, come fissità uguale alla morte.
La ricerca dello stupefacente è ricerca di morte, e la società dello spettacolo ha come fine ultimo la ricerca dello stupore e dello stupefacente.
La società dello spettacolo genera inerzia, non vitalità, fissità, morte.
Morte alla società dello spettacolo, al cinema, alla Tv, alla morte.
No alla vita struprata dallo stupefacente.
Si alla vita non stupefatta.
Trasformate Cinecittà in un museo.
Amen.
stupire
stupore
stupefare
stupefacente
stupìto
stupido
La radice è comune: indica il senso di stare fermo, immobile.
Lo stupefacente, così come lo stupendo e lo stupido, rendono immobili, passivi, inattivi, non reattivi a ciò che sta accadendo, mera accettazione passiva.
Inattività come inerzia, come non-vitalità, come fissità uguale alla morte.
La ricerca dello stupefacente è ricerca di morte, e la società dello spettacolo ha come fine ultimo la ricerca dello stupore e dello stupefacente.
La società dello spettacolo genera inerzia, non vitalità, fissità, morte.
Morte alla società dello spettacolo, al cinema, alla Tv, alla morte.
No alla vita struprata dallo stupefacente.
Si alla vita non stupefatta.
Trasformate Cinecittà in un museo.
Amen.
domenica 3 giugno 2012
Religione digitale
Facebook ha evangelizzato 800 milioni di persone in pochi anni, le ha fatte avvicinare e le ha fatto dire "mi piace". Ma soprattutto ha fatto in modo che 800 milioni di persone spendessero una certa quantità del loro tempo trascorrendolo nella nuova chiesa a pregare in favore della nuova religione digitale. E' stata calcolata una media di 16 ore al mese.
Il famosissimo social network non è centrato su un mero confessionale di vecchio stampo cattolico, ma su di una filosofia totalmente nuova, quella della "sincerità radicale": niente privacy, tutto è visibile.
Mark Zuckerberg si propone come il fondatore ateo di una nuova religione, versione 2.0, che spinge centinaia di milioni di persone a confessare pubblicamente qualunque cosa facciano o hanno fatto, rivolta ad una pletora di confessori che a partire dai tuoi contatti si ramificano rizomaticamente con i contatti degli amici e degli amici degli amici.
Viene così dichiarata una vera e propria "sconfessione" alla sfera privata, oramai oggetto del passato, un valore che non interessa più nessuno, ove cadono le pareti di casa e i muri degli uffici diventano trasparenti e tutti raccontano tutto di tutti.
La stessa cultura europea, centrata sulle virtù dell'individualismo e della proprietà privata, è sopraffatta dalla caduta di qualunque segreto, pietra angolare su cui sono sorti e si sono fortificati sia gli stati assoluti che le religioni ver 1.0.Sarà anche questa la ragione per cui euro e dollaro presto spariranno?
Un cambiamento epocale, dunque, che la recente quotazione in borsa di facebook, secondo molti sovrastimata nel prezzo base al punto che le agenzie di collocamento azionario hanno chiesto "scusa", non ha minimamente intaccato, al contrario.
E varie correnti di pensiero si confrontano sul fenomeno.
Ad esempio, molti si chiedono: se una società la cui registrazione "è gratis e lo sarà sempre", con livelli di raccolta pubblicitaria praticamente inconsistenti viene quotata in borsa, quali sono i suoi "asset", i suoi fondamentali e da dove ricava gli utili che la renderebbero appetibile ad un potenziale azionista?
I maligni affermano che il "core business" è nella raccolta di informazioni di base e aggregate, abitudini e consumi degli utenti, che fanno gola a migliaia di aziende ed a queste lautamente rivendibili. Altri dicono che ci dobbiamo confrontare con nuovi modelli di business, in cui valore di scambio e valore d'uso non sono più distinguibili tra loro.
I sociologi poi si affannano a dimostrare che i "legami deboli" intrecciati da facebook rafforzano l'autostima complessiva del soggetto coinvolto fornendogli una sorta di canalizzazione virtuale verso cui convogliare la costipazione psichica. Come dargli torto, resto sempre basito di fronte al "come siete belli!" scritto a commento di foto oggettivamente orribili; oppure allibito di fronte a chi augura regolarmente "buon giorno e buonanotte" ad un algoritmo. Meno male che facebook c'è, mi viene da pensare.
Altri ancora, infine - nei quali io personalmente mi ci ritrovo in pieno - descrivono facebook come il "non luogo" per antonomasia in cui si affastellano frammenti multimediali, link e brandelli di testo che favoriscono caos, disorientamento e impoverimento del senso.
Toccherà ai posteri, come al solito, il compito di emettere l'ardua sentenza.
Il famosissimo social network non è centrato su un mero confessionale di vecchio stampo cattolico, ma su di una filosofia totalmente nuova, quella della "sincerità radicale": niente privacy, tutto è visibile.
Mark Zuckerberg si propone come il fondatore ateo di una nuova religione, versione 2.0, che spinge centinaia di milioni di persone a confessare pubblicamente qualunque cosa facciano o hanno fatto, rivolta ad una pletora di confessori che a partire dai tuoi contatti si ramificano rizomaticamente con i contatti degli amici e degli amici degli amici.
Viene così dichiarata una vera e propria "sconfessione" alla sfera privata, oramai oggetto del passato, un valore che non interessa più nessuno, ove cadono le pareti di casa e i muri degli uffici diventano trasparenti e tutti raccontano tutto di tutti.
La stessa cultura europea, centrata sulle virtù dell'individualismo e della proprietà privata, è sopraffatta dalla caduta di qualunque segreto, pietra angolare su cui sono sorti e si sono fortificati sia gli stati assoluti che le religioni ver 1.0.Sarà anche questa la ragione per cui euro e dollaro presto spariranno?
Un cambiamento epocale, dunque, che la recente quotazione in borsa di facebook, secondo molti sovrastimata nel prezzo base al punto che le agenzie di collocamento azionario hanno chiesto "scusa", non ha minimamente intaccato, al contrario.
E varie correnti di pensiero si confrontano sul fenomeno.
Ad esempio, molti si chiedono: se una società la cui registrazione "è gratis e lo sarà sempre", con livelli di raccolta pubblicitaria praticamente inconsistenti viene quotata in borsa, quali sono i suoi "asset", i suoi fondamentali e da dove ricava gli utili che la renderebbero appetibile ad un potenziale azionista?
I maligni affermano che il "core business" è nella raccolta di informazioni di base e aggregate, abitudini e consumi degli utenti, che fanno gola a migliaia di aziende ed a queste lautamente rivendibili. Altri dicono che ci dobbiamo confrontare con nuovi modelli di business, in cui valore di scambio e valore d'uso non sono più distinguibili tra loro.
I sociologi poi si affannano a dimostrare che i "legami deboli" intrecciati da facebook rafforzano l'autostima complessiva del soggetto coinvolto fornendogli una sorta di canalizzazione virtuale verso cui convogliare la costipazione psichica. Come dargli torto, resto sempre basito di fronte al "come siete belli!" scritto a commento di foto oggettivamente orribili; oppure allibito di fronte a chi augura regolarmente "buon giorno e buonanotte" ad un algoritmo. Meno male che facebook c'è, mi viene da pensare.
Altri ancora, infine - nei quali io personalmente mi ci ritrovo in pieno - descrivono facebook come il "non luogo" per antonomasia in cui si affastellano frammenti multimediali, link e brandelli di testo che favoriscono caos, disorientamento e impoverimento del senso.
Toccherà ai posteri, come al solito, il compito di emettere l'ardua sentenza.
venerdì 9 marzo 2012
Schiavi per sempre
«Lavorare di più, in più e per più tempo». Da quest'incredibile quanto assurda affermazione-slogan di Ignazio Visco, attuale governatore della Banca d'Italia, riporto nella sua interezza un breve articolo che condivido parola per parola.
«Lavorare di più e più a lungo. Per fare cosa è chiaro.
1) Pagare contributi tutta la vita e morire sul posto di lavoro prima di arrivare a percepire la pensione
2) Cinesizzarsi per riuscire appena ad arrivare alla fine del mese. E spesso neanche quello
3) Continuare a stare alla macina, come animali, per pagare gli interessi sugli interessi imposti dalla speculazione internazionale (di cui Visco fa parte)
4) Abbrutirsi di fatica. E vivere unicamente per lavorare, peraltro guadagnando sempre meno
A questo punto, la vera ribellione è cercare di lavorare meno. Sempre meno. Sempre meno. E passare il resto del tempo in altre attività.
Senza salario. Per se stessi. È il discorso che Maurizio Pallante porta avanti da anni, e spiega con precisione scientifica, per chi si prenda la briga di leggere (tra gli altri) i suoi libri. Il concetto chiave è quello che vuole indicare come "occupate" unicamente le persone che percepiscono un salario, mentre le altre - tutte le altre: dalla madre che cresce i figli, a chi ripara da sé la propria casa, a chi produce da sé ciò che gli serve per mangiare, a chi dona se stesso per accudire altre persone e via dicendo - sono semplicemente "disoccupate".
Sia chiaro, è evidente che nel nostro mondo (per ora) si debba necessariamente fare qualche lavoro che comporti il ricevere denaro in cambio, perché, molto semplicemente, ci sono merci (soprattutto merci, ma anche pochi altri veri beni) che necessitano di essere acquistati. Ma il punto, volenti o meno, è esattamente questo: meno si necessita di cose che è indispensabile acquistare, più si è liberi. Più, finalmente, si può lavorare di meno.
È essenziale che tutti quelli che sentono disagio in questo mondo, tutti quelli animati da seri moti di ribellione, evitino di cadere in una trappola terribile: pensare che semplicemente cambiando alcune regole del gioco, di questo gioco, si possa tornare a vivere una vita più degna di essere vissuta. Così come quelli che credono che prima o poi, pur rimanendo in questo modello, qualcosa possa cambiare. Grossomodo attendono un miracolo con un atto di fede.
Ora, impostare tutta la propria vita su un atto di fede - fede peraltro in questo sistema di sviluppo - equivale alla donnina che gioca al gratta e vinci. Ecco, si deve spazzare via questo concetto. È indispensabile capire che per cambiare davvero le proprie condizioni si deve decidere proprio di sottrarsi a questo gioco. Si deve uscire, per quanto più è possibile, da questo casinò. Perché è proprio nella sua natura intrinseca obbligarci a vivere per lavorare e per consumare. La cosa comporta delle rinunce, è inevitabile. Si tratta di capire se sono più insopportabili queste rinunce oppure è più insopportabile pensare di vivere tutta la vita come schiavi. Non ci sono mezze misure: il sistema ci ha portato, di fatto, a una situazione di guerra. Come è possibile non considerare come una dichiarazione di guerra le parole di Visco? Come è possibile soprassedere alle imposizioni che questo modello, soprattutto oggi, con le conseguenze della crisi economica attuale dalla quale - è evidente -non usciremo, ci infligge?
Ci hanno già tolto buona parte di quello che avevamo: le pensioni, il welfare, la dignità di fare un lavoro che almeno ci permettesse di arrivare alla fine del mese senza affanni. E ora ci intimano di dover rimanere in questa situazione per tutta la vita.
Insomma delle due l'una: o si accetta tutto, o camusianamente si "dice no". E si cercano altre strade. I più, a un discorso di questo tipo, generalmente rispondono con sufficienza e sdegno, evitano di entrare nel cuore del problema semplicemente rispondendo che una strada differente non esiste, e che siamo condannati a vivere in questo modo. Sono persone asfissiate dalla catena che hanno al collo. In buona parte sono persone già pronte, consciamente o meno, a vivere una vita di questo tipo. Il che equivale a dichiararsi già morti.
Ma la ribellione è dei vivi. Costi quel che costi. Anche dover percorrere altre strade che non si conoscono. O anche doverne costruire di nuove passando per il bosco con un machete. Perché il resto, la vita che ci prospettano i visco attuali, è peggio.
Valerio Lo MOnaco
ilribelle.com
«Lavorare di più e più a lungo. Per fare cosa è chiaro.
1) Pagare contributi tutta la vita e morire sul posto di lavoro prima di arrivare a percepire la pensione
2) Cinesizzarsi per riuscire appena ad arrivare alla fine del mese. E spesso neanche quello
3) Continuare a stare alla macina, come animali, per pagare gli interessi sugli interessi imposti dalla speculazione internazionale (di cui Visco fa parte)
4) Abbrutirsi di fatica. E vivere unicamente per lavorare, peraltro guadagnando sempre meno
A questo punto, la vera ribellione è cercare di lavorare meno. Sempre meno. Sempre meno. E passare il resto del tempo in altre attività.
Senza salario. Per se stessi. È il discorso che Maurizio Pallante porta avanti da anni, e spiega con precisione scientifica, per chi si prenda la briga di leggere (tra gli altri) i suoi libri. Il concetto chiave è quello che vuole indicare come "occupate" unicamente le persone che percepiscono un salario, mentre le altre - tutte le altre: dalla madre che cresce i figli, a chi ripara da sé la propria casa, a chi produce da sé ciò che gli serve per mangiare, a chi dona se stesso per accudire altre persone e via dicendo - sono semplicemente "disoccupate".
Sia chiaro, è evidente che nel nostro mondo (per ora) si debba necessariamente fare qualche lavoro che comporti il ricevere denaro in cambio, perché, molto semplicemente, ci sono merci (soprattutto merci, ma anche pochi altri veri beni) che necessitano di essere acquistati. Ma il punto, volenti o meno, è esattamente questo: meno si necessita di cose che è indispensabile acquistare, più si è liberi. Più, finalmente, si può lavorare di meno.
È essenziale che tutti quelli che sentono disagio in questo mondo, tutti quelli animati da seri moti di ribellione, evitino di cadere in una trappola terribile: pensare che semplicemente cambiando alcune regole del gioco, di questo gioco, si possa tornare a vivere una vita più degna di essere vissuta. Così come quelli che credono che prima o poi, pur rimanendo in questo modello, qualcosa possa cambiare. Grossomodo attendono un miracolo con un atto di fede.
Ora, impostare tutta la propria vita su un atto di fede - fede peraltro in questo sistema di sviluppo - equivale alla donnina che gioca al gratta e vinci. Ecco, si deve spazzare via questo concetto. È indispensabile capire che per cambiare davvero le proprie condizioni si deve decidere proprio di sottrarsi a questo gioco. Si deve uscire, per quanto più è possibile, da questo casinò. Perché è proprio nella sua natura intrinseca obbligarci a vivere per lavorare e per consumare. La cosa comporta delle rinunce, è inevitabile. Si tratta di capire se sono più insopportabili queste rinunce oppure è più insopportabile pensare di vivere tutta la vita come schiavi. Non ci sono mezze misure: il sistema ci ha portato, di fatto, a una situazione di guerra. Come è possibile non considerare come una dichiarazione di guerra le parole di Visco? Come è possibile soprassedere alle imposizioni che questo modello, soprattutto oggi, con le conseguenze della crisi economica attuale dalla quale - è evidente -non usciremo, ci infligge?
Ci hanno già tolto buona parte di quello che avevamo: le pensioni, il welfare, la dignità di fare un lavoro che almeno ci permettesse di arrivare alla fine del mese senza affanni. E ora ci intimano di dover rimanere in questa situazione per tutta la vita.
Insomma delle due l'una: o si accetta tutto, o camusianamente si "dice no". E si cercano altre strade. I più, a un discorso di questo tipo, generalmente rispondono con sufficienza e sdegno, evitano di entrare nel cuore del problema semplicemente rispondendo che una strada differente non esiste, e che siamo condannati a vivere in questo modo. Sono persone asfissiate dalla catena che hanno al collo. In buona parte sono persone già pronte, consciamente o meno, a vivere una vita di questo tipo. Il che equivale a dichiararsi già morti.
Ma la ribellione è dei vivi. Costi quel che costi. Anche dover percorrere altre strade che non si conoscono. O anche doverne costruire di nuove passando per il bosco con un machete. Perché il resto, la vita che ci prospettano i visco attuali, è peggio.
Valerio Lo MOnaco
ilribelle.com
mercoledì 15 febbraio 2012
Paulo Coelho: manifesto No Copyright
Quello che penso del S.O.P.A.
di Paulo Coelho
«Nella vecchia Unione Sovietica, nei tardi anni '50 e '60, molti dei libri che mettevano in discussione il sistema politico vigente cominciarono a circolare ciclostilandoli privatamente. Gli autori non guadagnarono nemmeno un centesimo per le royalties. Anzi, furono perseguitati, denunciati presso gli organi ufficiali, ed esiliati nei tristemente famosi gulag siberiani. Eppure continuarono a scrivere.
Perchè? Perchè avevano bisogno di condividere quello che sentivano. Dai Gospel ai manifesti politici, la letteratura ha permesso alle idee di diffondersi ed anche cambiare il mondo.
Non ho niente contro le persone che guadagnano attraverso i loro libri, del resto è il modo con cui mi guadagno da vivere. Ma guardate quello che sta succedendo. Il S.O.P.A. (Stop Online Piracy Act) può distruggere Internet. E' un vero pericolo, non solo per gli americani ma per tutti noi visto che la legge, se approvata, avrà ripercussioni su tutto il pianeta.
Cosa ne penso in merito?
Come autore dovrei difendere la "proprietà intellettuale", ma non lo faccio.
Pirati di tutto il mondo, unitevi e piratate tutto quello che ho scritto!
I bei vecchi tempi dove ogni idea aveva un autore, sono andati per sempre.
Primo, perchè tutto quello che chiunque fa è riciclare i soliti quattro temi: una storia d'amore tra due persone, un triangolo amoroso, lo scontro per il potere, ed il racconto di un'avventura.
In secondo luogo perchè tutti gli scrittori vogliono che ciò che hanno scritto sia letto, che sia su di un giornale, su di un blog, un opuscolo, o su di un muro.
Più spesso ascoltiamo una certa canzone alla radio, più facilmente ne compreremo il CD. Con la letteratura è la stessa cosa.
Più persone "piratano" un libro, meglio è. Se gli piace l'inizio, il giorno dopo compreranno il libro perchè non c'è niente di più faticoso che leggere un lungo testo sullo schermo di un computer.
1. Alcune persone diranno: sei abbastanza ricco da poter distribuire gratis i tuoi libri.
E' vero. Sono ricco. Ma è stato il desiderio di far soldi a farmi scrivere? No. La mia famiglia ed i miei insegnanti dissero tutti che non avevo nessun futuro come scrittore. Ho cominciato a scrivere e continuo a scrivere perchè mi dà piacere e dà un senso alla mia esistenza. Se il motivo fossero i soldi avrei scritto anni fa e mi sarei risparmiato le critiche negative alle mie opere.
2. L'industria editoriale dirà: gli artisti non possono sopravvivere se non vengono pagati.
Nel 1999, quando pubblicarono per la prima volta i miei libri (con ben 3000 copie), la nazione stava attraversando un periodo in cui la carta era una materia prima decisamente scarsa. Per caso ho scoperto una versione "piratata" di "The alchemist" e l'ho messa sulla mia pagina web.
L'anno dopo, quando il problema della mancanza di carta fù superato, ho venduto 10.000 copie della versione cartacea. Nel 2002 avevo avevo superato il milione di copie, oggi ho superato i 12 milioni.
Facendo un viaggio in Russia in treno ho incontrato molte persone che mi dissero che mi avevano conosciuto il mio lavoro attraverso la versione "piratata" che avevo reso disponibile sul mio sito web. Ora ho un sito "Piratate Coelho" dove tengo traccia dei link alle versioni pirata dei miei libri disponibili in peer2peer.
Ed il numero di copie che vendo continua a salire: quasi 140 milioni a livello mondiale.
Quando hai mangiato un'arancia devi tornare al negozio a comprarne un'altra. In tal caso ha senso pagare il consumo.
Con un'opera d'arte, non stai comprando la carta, l'inchiostro, il pennello, la tela o le note musicali ma l'idea che è nata come combinazione di questi prodotti.
Il "piratare" può diventare l'introduzione al lavoro di un artista. Se ti piace la sua idea allora potresti volerla in casa; una buona idea non ha bisogno di protezione.
Il resto è avidità o ignoranza».
di Paulo Coelho
«Nella vecchia Unione Sovietica, nei tardi anni '50 e '60, molti dei libri che mettevano in discussione il sistema politico vigente cominciarono a circolare ciclostilandoli privatamente. Gli autori non guadagnarono nemmeno un centesimo per le royalties. Anzi, furono perseguitati, denunciati presso gli organi ufficiali, ed esiliati nei tristemente famosi gulag siberiani. Eppure continuarono a scrivere.
Perchè? Perchè avevano bisogno di condividere quello che sentivano. Dai Gospel ai manifesti politici, la letteratura ha permesso alle idee di diffondersi ed anche cambiare il mondo.
Non ho niente contro le persone che guadagnano attraverso i loro libri, del resto è il modo con cui mi guadagno da vivere. Ma guardate quello che sta succedendo. Il S.O.P.A. (Stop Online Piracy Act) può distruggere Internet. E' un vero pericolo, non solo per gli americani ma per tutti noi visto che la legge, se approvata, avrà ripercussioni su tutto il pianeta.
Cosa ne penso in merito?
Come autore dovrei difendere la "proprietà intellettuale", ma non lo faccio.
Pirati di tutto il mondo, unitevi e piratate tutto quello che ho scritto!
I bei vecchi tempi dove ogni idea aveva un autore, sono andati per sempre.
Primo, perchè tutto quello che chiunque fa è riciclare i soliti quattro temi: una storia d'amore tra due persone, un triangolo amoroso, lo scontro per il potere, ed il racconto di un'avventura.
In secondo luogo perchè tutti gli scrittori vogliono che ciò che hanno scritto sia letto, che sia su di un giornale, su di un blog, un opuscolo, o su di un muro.
Più spesso ascoltiamo una certa canzone alla radio, più facilmente ne compreremo il CD. Con la letteratura è la stessa cosa.
Più persone "piratano" un libro, meglio è. Se gli piace l'inizio, il giorno dopo compreranno il libro perchè non c'è niente di più faticoso che leggere un lungo testo sullo schermo di un computer.
1. Alcune persone diranno: sei abbastanza ricco da poter distribuire gratis i tuoi libri.
E' vero. Sono ricco. Ma è stato il desiderio di far soldi a farmi scrivere? No. La mia famiglia ed i miei insegnanti dissero tutti che non avevo nessun futuro come scrittore. Ho cominciato a scrivere e continuo a scrivere perchè mi dà piacere e dà un senso alla mia esistenza. Se il motivo fossero i soldi avrei scritto anni fa e mi sarei risparmiato le critiche negative alle mie opere.
2. L'industria editoriale dirà: gli artisti non possono sopravvivere se non vengono pagati.
Nel 1999, quando pubblicarono per la prima volta i miei libri (con ben 3000 copie), la nazione stava attraversando un periodo in cui la carta era una materia prima decisamente scarsa. Per caso ho scoperto una versione "piratata" di "The alchemist" e l'ho messa sulla mia pagina web.
L'anno dopo, quando il problema della mancanza di carta fù superato, ho venduto 10.000 copie della versione cartacea. Nel 2002 avevo avevo superato il milione di copie, oggi ho superato i 12 milioni.
Facendo un viaggio in Russia in treno ho incontrato molte persone che mi dissero che mi avevano conosciuto il mio lavoro attraverso la versione "piratata" che avevo reso disponibile sul mio sito web. Ora ho un sito "Piratate Coelho" dove tengo traccia dei link alle versioni pirata dei miei libri disponibili in peer2peer.
Ed il numero di copie che vendo continua a salire: quasi 140 milioni a livello mondiale.
Quando hai mangiato un'arancia devi tornare al negozio a comprarne un'altra. In tal caso ha senso pagare il consumo.
Con un'opera d'arte, non stai comprando la carta, l'inchiostro, il pennello, la tela o le note musicali ma l'idea che è nata come combinazione di questi prodotti.
Il "piratare" può diventare l'introduzione al lavoro di un artista. Se ti piace la sua idea allora potresti volerla in casa; una buona idea non ha bisogno di protezione.
Il resto è avidità o ignoranza».
giovedì 26 gennaio 2012
Aglio, olio e peperoncino
L'aglio (così come la cipolla) contiene l'olio di senape, che gli conferisce il tipico odore e sapore, e che è considerata una sostanza tossica. I vapori di questo olio sono talmente irritanti che fanno lacrimare gli occhi e se versato sulla pelle provoca arrossamenti e la formazione di bolle.
All'interno del nostro organismo questo olio viene trasformato in tiocianato (detto anche "solfocianuro" o "rodanato"). Il nostro organismo è comunque in grado di eliminare piccole quantità di questa sostanza, mentre in grandi quantità è tossica e può provocare patologie. Infatti, i tiocianati contribuiscono alla formazione dello stroma (comunemente detto "gozzo") poiché riduce la sintesi di tiroxina nella tiroide. La tiroxina svolge diverse funzioni importanti all'interno dell'organismo.
Una funzione importante della tiroxina è quella di aumentare la velocità di combustione del carburante (glucosio) da parte delle cellule. La torixina "lavora" anche in collaborazione con il cortisolo (una sostanza prodotta dalle ghiandole surrenali) contribuendo, così, a difendere l'organismo dallo stress risultante da situazioni di freddo estremo.
La tiroxina svolge inoltre altre importanti funzioni anti-stress. Sia lo stress emotivo che la fame estrema fanno reagire l'organismo con un'elevata produzione di tiroxina. In generale, la tiroxina viene prodotta quando sussiste una richiesta di energia in più. La tiroxina fa anche aumentare il battito cardiaco.
Pare ci sia anche un legame tra un elevato consumo di cipolla e anemia. A tal proposito sono stati condotti degli studi, raggruppati nel libro The Complete Book of Food and Nutrition, J.I. Rodale in cui vengono descritti gli effetti della cipolla.
Detto questo non mi sento di condannare né l'utilizzo di cipolla, aglio, peperoncino, né di promuoverne il consumo frequente o giornaliero. Penso che, soprattutto all'inizio del percorso crudista (ma anche dopo), possa aiutare molto a non lasciarsi ammaliare dal cotto, e a non sentirsi troppo disorientati o magari demotivati.
Per quanto riguarda il peperoncino, contiene degli alcaloidi che pare siano addirittura più dannosi del pepe nero. Quando il peperoncino viene assunto il corpo viene messo in stato di emergenza perché tenta di eliminare gli olii tossici e le sostanze contenute in esso.
Tutti i tipi di peperoncino contengono un alcaloide velenoso chiamato "piperidina" e una sostanza cristallina dannosa conosciuta come "piperina". I vari tipi di peperoncino contengono anche delle resine e degli olii volatili in grado di irritare il tratto digestivo e quello urinario. Il peperoncino contiene anche un alcaloide chiamato "capsicina" che irrita il corpo ad un punto tale da accelerarne la circolazione in modo da espellerlo prima possibile. Questo è il motivo per il quale si senta un certa sensazione di calore dentro.
Il peperoncino deve la sua "buona" reputazione probabilmente a due motivi: all'inzio provoca bruciore quando lo si mangia e causa una fuoriuscita di muco dal corpo.
Dato che il peperoncino brucia e irrita non è possibile mangiarne grandi quantità e quindi alcuni lo considerano alla stregua di una potente medicina. In pratica, se brucia cosí tanto si presume che faccia bene. Dato che tutte le sostanze medicinali sono in genere disgustose, il sapore forte del peperoncino viene associato ad un'azione medicinale.
Considerare il peperoncino e altri condimenti come medicine "forti" e cibi "potenti" è il residuo di credenze e superstizioni secolari.
Poi c'è il discorso del muco che fuoriesce (a chi più a chi meno)dal naso quando si mangia qualcosa che contiene peperonciono. In questi casi, si tende a pensare che il peperocino abbia la capacità di rimuovere vecchi depositi di muco dal corpo. Quello che avviene, in realtà, è che il peperoncino è un irritante talmente potente che il corpo produce ulteriore muco per sbarazzarsene. Con il muco in più si cerca anche di ricoprire le parti delicate esposte agli alcaloidi per proteggerle.
I cibi non elimnano il muco dal corpo: è il corpo che elimina tossine con il muco.
Il fatto che alcune persone si sentano "forti" dopo aver mangiato un piatto a base di peperoncino è dovuto al fatto che il corpo viene costretto a intensificare le sue attività in modo da eliminare queste sostanze aggressive.
All'interno del nostro organismo questo olio viene trasformato in tiocianato (detto anche "solfocianuro" o "rodanato"). Il nostro organismo è comunque in grado di eliminare piccole quantità di questa sostanza, mentre in grandi quantità è tossica e può provocare patologie. Infatti, i tiocianati contribuiscono alla formazione dello stroma (comunemente detto "gozzo") poiché riduce la sintesi di tiroxina nella tiroide. La tiroxina svolge diverse funzioni importanti all'interno dell'organismo.
Una funzione importante della tiroxina è quella di aumentare la velocità di combustione del carburante (glucosio) da parte delle cellule. La torixina "lavora" anche in collaborazione con il cortisolo (una sostanza prodotta dalle ghiandole surrenali) contribuendo, così, a difendere l'organismo dallo stress risultante da situazioni di freddo estremo.
La tiroxina svolge inoltre altre importanti funzioni anti-stress. Sia lo stress emotivo che la fame estrema fanno reagire l'organismo con un'elevata produzione di tiroxina. In generale, la tiroxina viene prodotta quando sussiste una richiesta di energia in più. La tiroxina fa anche aumentare il battito cardiaco.
Pare ci sia anche un legame tra un elevato consumo di cipolla e anemia. A tal proposito sono stati condotti degli studi, raggruppati nel libro The Complete Book of Food and Nutrition, J.I. Rodale in cui vengono descritti gli effetti della cipolla.
Detto questo non mi sento di condannare né l'utilizzo di cipolla, aglio, peperoncino, né di promuoverne il consumo frequente o giornaliero. Penso che, soprattutto all'inizio del percorso crudista (ma anche dopo), possa aiutare molto a non lasciarsi ammaliare dal cotto, e a non sentirsi troppo disorientati o magari demotivati.
Per quanto riguarda il peperoncino, contiene degli alcaloidi che pare siano addirittura più dannosi del pepe nero. Quando il peperoncino viene assunto il corpo viene messo in stato di emergenza perché tenta di eliminare gli olii tossici e le sostanze contenute in esso.
Tutti i tipi di peperoncino contengono un alcaloide velenoso chiamato "piperidina" e una sostanza cristallina dannosa conosciuta come "piperina". I vari tipi di peperoncino contengono anche delle resine e degli olii volatili in grado di irritare il tratto digestivo e quello urinario. Il peperoncino contiene anche un alcaloide chiamato "capsicina" che irrita il corpo ad un punto tale da accelerarne la circolazione in modo da espellerlo prima possibile. Questo è il motivo per il quale si senta un certa sensazione di calore dentro.
Il peperoncino deve la sua "buona" reputazione probabilmente a due motivi: all'inzio provoca bruciore quando lo si mangia e causa una fuoriuscita di muco dal corpo.
Dato che il peperoncino brucia e irrita non è possibile mangiarne grandi quantità e quindi alcuni lo considerano alla stregua di una potente medicina. In pratica, se brucia cosí tanto si presume che faccia bene. Dato che tutte le sostanze medicinali sono in genere disgustose, il sapore forte del peperoncino viene associato ad un'azione medicinale.
Considerare il peperoncino e altri condimenti come medicine "forti" e cibi "potenti" è il residuo di credenze e superstizioni secolari.
Poi c'è il discorso del muco che fuoriesce (a chi più a chi meno)dal naso quando si mangia qualcosa che contiene peperonciono. In questi casi, si tende a pensare che il peperocino abbia la capacità di rimuovere vecchi depositi di muco dal corpo. Quello che avviene, in realtà, è che il peperoncino è un irritante talmente potente che il corpo produce ulteriore muco per sbarazzarsene. Con il muco in più si cerca anche di ricoprire le parti delicate esposte agli alcaloidi per proteggerle.
I cibi non elimnano il muco dal corpo: è il corpo che elimina tossine con il muco.
Il fatto che alcune persone si sentano "forti" dopo aver mangiato un piatto a base di peperoncino è dovuto al fatto che il corpo viene costretto a intensificare le sue attività in modo da eliminare queste sostanze aggressive.
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