mercoledì 8 agosto 2012

FIT, una federazione scandalosa

«Gent.mo Ministro Gnudi

spero abbia avuto il tempo di dare un'occhiata, se non a tutto il libro, all'indice del libro "Mezzo Secolo di Campioni" che Le ho consegnato l'altra sera in occasione della serata del Credito Sportivo a Palazzo Brancaccio.
Già dall'indice sono certo che avrà riconosciuto tanti campioni che hanno contribuito in certi momenti a rendere lieta, o meno pesante, la nostra esistenza.
Come anticipato in un flash quella sera, io mi auguro che Lei riesca a lasciare una traccia importante e il più possibile significativa nel mondo dello sport, un po' come il Governo Monti la sta lasciando sotto diversi profili, economico e anche etico, nonostante i mille laccioli imposti dai partiti  Da autentico innamorato dello sport mi auguro, e Le auguro, che ci si possa ricordare di Lei come di una persona per bene che ha inciso positivamente modificando l'intollerabile andazzo del Paese Italia anche per quanto concerne lo sport.
La cristallizzazione delle dirigenze sportive, conseguenza di una serie di norme artatamente introdotte a protezione delle stesse dirigenze, è uno dei mali peggiori del nostro sistema sportivo, autoreferenziale e dotato di un potere "politico-gestionale" enorme, ben al di là dei 450 milioni di euro che il Coni distribuisce a federazioni che in maggioranza gestiscono la cosa pubblica come se fosse privata, quasi mai amministrando con la dovuta trasparenza i propri inaccessibili bilanci.
Per prima cosa credo che se Lei riuscisse a introdurre fin da subito la regola - tassativa - che dopo due mandati di 4 anni sia i presidenti federali sia i vice-presidenti non siano rieleggibili, non si produrrebbero tutte le attuali cancrene derivanti da un potere eterno che logora chi non ce l'ha.
Almeno il secondo mandato di ciascun presidente sarebbe (forse) volto soprattutto a far bene, a lasciare un buon ricordo di sé, e non a preoccuparsi soltanto della terza rielezione e di allargare il proprio clientelismo.
Io conosco da vicino la realtà di alcune federazioni, dopo 40 anni di giornalismo sportivo e parecchie Olimpiadi in cui ho scritto di decine di sport e di incresciose situazioni politico-federali. Sulla situazione CONI e Coni Servizi non credo che abbia bisogno di mie Verità, perché a Roma non c'è chi non le conosca. Meno male il Governo Monti ci ha risparmiato il peso economico delle Olimpiadi, con tutto quel che ne sarebbe conseguito.
Ma fra le varie gestioni federali forse nessuna più di quella del tennis mi pare intollerabile, e ciò ben al di là delle interrogazioni parlamentari che Le sono state proposte da più parti politiche (altre sono in via di presentazione) e da persone che, per una volta, non mi risultano essere mosse da interessi particolari e/o personalistici.
Machiavelliche manovre statutarie hanno consentito ai due presidenti del tennis Galgani e Binaghi di restare sulla poltrona per 36 anni, dal 1976 al 1998 a Galgani, dal 2000 al 2012 a Binaghi che ha tutte le intenzioni di restarci fino al 2016 (!!!), dopo aver reso di fatto praticamente impossibile candidarsi in sua alternativa. Già nel 2008 non si era presentato alcun altro candidato, ed è impensabile che qualcuno possa farlo nel 2012. I contenuti delle due interrogazioni parlamentari pervenuteLe, e in attesa di una Sua risposta, sono più che esaustivi.
L’ultima perla a questo proposito è l’aver annunciato sabato scorso, 20 di luglio, la convocazione anticipata delle elezioni federali per il 9 di settembre. Rendendo così ancora… più impossibile (con agosto di mezzo) una eventuale candidatura alternativa: vanno raccolte firme di 300 Tennis Club, 200 atleti, 20 tecnici!
Fra l’altro, al momento in cui scrivo, non è stato ancora pubblicato il bilancio federale relativo al 2011. E non credo sia legittimo
convocare un'assemblea elettiva (prima di tutte le federazioni, quasi si temesse un suo intervento tempestivo e un probabile commissariamento) senza di esso.
La Federtennis ha lanciato 4 anni fa, promettendo il "break even" in 3 anni, l'unica tv "federale" esistente al mondo. Gli introiti ammontano a 300.000 euro l'anno, le uscite a oltre 3 milioni di euro, anche se individuarle tutte è impresa diabolica.
Il presidente Binaghi ha affidato la gestione di questo grosso investimento e di questo palese insuccesso finanziario allo zio, fratello della madre. La tv si è trasformata in una formidabile macchina per le assunzioni: credo siano già 71. Inoltre essa consente agli attuali dirigenti continue vetrine promozionali per se stessi, per gli elettori più fedeli. Vi si esaltano propagandisticamente risultati sportivi inesistenti o dubbi, dubbi soprattutto per quanto concerne l'attribuibilità al lavoro federale.
Nella tv come nelle tre società partecipate dalla FIT tramite l'escamotage CONI-Servizi, chi ha la responsabilità di effettuare i "presunti" investimenti sono dirigenti che si autocontrollano. Controllati e controllori.
Oltre 10 milioni di euro investiti in poco tempo in una tv che non potrà comunque mai avere futuro per l'esorbitante costo dei diritti televisivi per gli eventi davvero importanti. Mentre tutto il bilancio annuo della Federtennis (tolti i 14 milioni il giro di fatturato dei Campionati Internazionali d'Italia) è pari ad appena 14 milioni di
euro.
Insomma non c'è nessuna proporzione con quanto viene investito nel settore tecnico che da 30 anni fa acqua e non ha prodotto un solo "proprio" giocatore fra i primi 200 del mondo (né giocatrice, attenzione: al di fuori della propaganda, quelle che hanno conquistato risultati e posizioni sono cresciute in Spagna o in modo autonomo, non in Italia e in ambito federale!).
Ma si è creata una situazione nella quale nessuna società sportiva osa opporsi al potere politico e finanziario di chi può distribuire contributi e favori incontrollati e incontrollabili.
Esemplare il caso in cui il presidente federale Binaghi ha deciso di "regalare" demagogicamente 400.000 euro ad un'atleta già supericca (8 milioni di dollari vinti di soli premi senza contare sponsorizzazioni, esibizioni, ingaggi) senza praticamente consultare nessuno. Il messaggio che ne consegue è che un presidente può, così come per i 400.000 euro regalati a Francesca Schiavone campionessa a Parigi nel 2010 e assolutamente non necessari, disporre dei soldi che vuole e darli a chi vuole, nei modi apparentemente più legali e giustificabili.
Dovrebbe essere inconcepibile per un presidente federale che in continuazione asserisce di non avere sufficienti risorse per aiutare i giovani ad emergere in uno sport assai dispendioso (per i genitori) per chi voglia cimentarsi in attività internazionali.
E' davvero perverso il meccanismo secondo cui i presidenti federali eleggono il presidente del Coni e questi consente a loro di tutto e di più, soprattutto in prossimità delle elezioni dell'uno e degli altri.
Io spero che Lei possa fare qualcosa, intervenendo ove Lei ne riscontri gli estremi, anche commissariando quelle federazioni che
agiscono in modo sprezzante delle normali regole del viver civile ed etico.
Cordiali saluti
Ubaldo Scanagatta (www.ubitennis.com

venerdì 13 luglio 2012

Europa, la nuova dittatura del MES

Giovedì 12 Luglio il nostro Senato ha approvato la ratifica del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES o ESM a seconda della lingua utilizzata per l'acronimo) con 191 sì, 21 no e 15 astenuti.

La Lega ha votato contro.

L'Italia dei Valori si è astenuta.

Cos'è il MES:
http://en.wikipedia.org/wiki/European_Stability_Mechanism

Questo il trattato:
http://www.european-council.europa.eu/media/582889/08-tesm2.it12.pdf

Qui alcune considerazioni:
http://pensareliberi.com/2011/12/17/mes-meccanismo-europeo-di-stabilita-un-colpo-di-stato-in-17-paesi/

Opinione personale: non v'è alcun dubbio che l'Italia e molti stati europei abbiano ceduto la loro sovranità ad un organismo, l'Unione Europea, permettendogli di stampare moneta e di governare con soggetti mai eletti dai cittadini.
Poichè in particolare in Italia stanno anche scientemente smantellando istituzioni primarie come giustizia, sanità e istruzione, viene da chiedersi a cosa serva pagare le tasse in un paese privo di sovranità che non garantisce neanche più i tre cardini sui quali fonda IL Contratto Sociale.
Ovvero: in un paese in cui non è più garantita l'istruzione, la salute e soprattutto la giustizia,  per quale motivo bisognerebbe pagare le tasse?
E ancora: in un paese nel quale non vi è più giustizia, vi può essere libertà?

mercoledì 11 luglio 2012

Il mito delle proteine animali


«Pochi argomenti suscitano polemiche e punti di vista differenti come quelli concernenti l’alimentazione, in particolare proteine, carboidrati e grassi e il loro effetto sulla salute. La confusione è enorme e spesso prevalgono concetti assolutamente errati. La scienza della nutrizione sembrerebbe non avere risposte chiare ma questo solo apparentemente, in realtà approfondendo l’argomento con dedizione si scoprono verità che normalmente i media ignorano o peggio negano. Il metabolismo individuale, la genetica e i motivi ereditari sono spesso scuse per giustificare malanni che in realtà sono attribuibili solo a un’alimentazione sbagliata, è comunque ovvio che ogni persona reagisca in modo differente ma un alimento dannoso lo sarà comunque, ci vorrà solo più tempo per scoprirne gli effetti.
Quasi tutti gli scienziati ormai sono concordi nell’affermare che cibi raffinati, trasformati e proteine di origine animale contribuiscono (alcuni sostengono che sono la causa principale) al sorgere di quasi tutte le malattie croniche. Nuovi studi condotti su donne confermano che un maggior rischio di malattie cardiovascolari si riscontrano nei soggetti che consumano più proteine animali e meno carboidrati non raffinati soprattutto per chi è già a rischio. Sul British Medical Journal sono pubblicati studi in cui si rivela che una dieta ricca di proteine, comporta un rischio di incorrere in malattie cardiovascolari e ictus superiore del 28% rispetto a chi ne consuma una quantità ridotta, la percentuale aumenta esponenzialmente se si confrontano i dati di persone che seguono un regime dietetico vegetariano.
Un’altra dimostrazione di quanto sia rischiosa una dieta a base di proteine tipo la “Atkins”, soprattutto per le giovani e ignare donne che credendo di alimentarsi correttamente si avvelenano inconsapevolmente.
Le diete low carb ricche di proteine sono molto diffuse poiché producono risultati rapidi per quanto riguarda la perdita di peso e questo ha convinto molte persone a seguirle; purtroppo le conseguenze sulla salute sul medio - lungo termine sono disastrose. Parecchi esperti di nutrizione consigliano di sostituire le proteine animali con quelle vegetali, in particolare con noci e semi; il consiglio è giusto ma non bisogna dimenticare che frutta e verdura fresca offrono un’integrazione proteica più che sufficiente per il corretto funzionamento dell’organismo.
In conclusione lo studio prima accennato è stato condotto su circa 44.000 donne svedesi di età compresa tra i trenta ei quarantanove anni, tramite un questionario alimentare molto dettagliato e sullo stile di vita alimentare è stato possibile intrecciare e analizzare tutti i dati di oltre quindici anni. Le abitudini alimentari sono state riportate su una scala 2 (più carboidrati e meno proteine) a scala 20 (più proteine e meno carboidrati), sono stati valutati altri fattori come fumo, alcol, sport, ipertensione e assunzione di grassi.
Durante il periodo di studio, 1.270 eventi cardiovascolari hanno avuto luogo nelle 43,396 donne (55 per cento cardiopatia ischemica, 23 per cento ictus ischemici, ictus emorragico 6 per cento, 10 per cento emorragia sub aracnoidea e il 6 per cento la malattia arteriosa periferica). I ricercatori hanno notato che l'incidenza di malattie cardiovascolari sono aumentate del 13 per cento per le donne con un punteggio di 7-9 (maggiore di carboidrati, proteine inferiore), al 23 per cento per quelli con un punteggio da 10 a 12 al 54 per cento per quelli con un punteggio da 13 su 15 (più bassa di carboidrati, proteine superiore), e al 60 per cento per quelli con un punteggio di 16 o superiore. Gli autori dello studio del team sono giunti a conclusione che un basso tenore di carboidrati, in altre parole una dieta ricca di proteine è associata ad aumentato di rischio cardiovascolare.  È importante notare che questa ricerca non ha trovato un aumento del rischio di malattia quando la fonte di proteine derivata da noci, semi o verdure.
Lo studio conferma l'importanza di una dieta composta di alimenti naturali provenienti da fonti organiche con un saldo verso i carboidrati a lento rilascio come frutta e verdura e l'assunzione moderata di proteine sotto forma di noci e semi per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.
Per chi volesse approfondire l'argomento proteine consiglio la lettura di The China Study, un libro illuminante».


Tratto da: La frutta che paradiso



domenica 8 luglio 2012

La società dello spettacolo stupefacente

stupendo
stupire
stupore
stupefare
stupefacente
stupìto
stupido

La radice è comune: indica il senso di stare fermo, immobile.

Lo stupefacente, così come lo stupendo e lo stupido, rendono immobili, passivi, inattivi, non reattivi a ciò che sta accadendo, mera accettazione passiva.

Inattività come inerzia, come non-vitalità, come fissità uguale alla morte.

La ricerca dello stupefacente è ricerca di morte, e la società dello spettacolo ha come fine ultimo la ricerca dello stupore e dello stupefacente.

La società dello spettacolo genera inerzia, non vitalità, fissità, morte.

Morte alla società dello spettacolo, al cinema, alla Tv, alla morte.

No alla vita struprata dallo stupefacente.

Si alla vita non stupefatta.

Trasformate Cinecittà in un museo.

Amen.

domenica 3 giugno 2012

Religione digitale

Facebook ha evangelizzato 800 milioni di persone in pochi anni, le ha fatte avvicinare e le ha fatto dire "mi piace". Ma soprattutto ha fatto in modo che 800 milioni di persone spendessero una certa quantità del loro tempo trascorrendolo nella nuova chiesa a pregare in favore della nuova religione digitale. E' stata calcolata una media di 16 ore al mese.
Il famosissimo social network non è centrato su un mero confessionale di vecchio stampo cattolico, ma su di una filosofia totalmente nuova, quella della "sincerità radicale": niente privacy, tutto è visibile.
Mark Zuckerberg si propone come il fondatore ateo di una nuova religione, versione 2.0, che spinge centinaia di milioni di persone a confessare pubblicamente qualunque cosa facciano o hanno fatto, rivolta ad una pletora di confessori che a partire dai tuoi contatti si ramificano rizomaticamente con i contatti degli amici e degli amici degli amici.
Viene così dichiarata una vera e propria "sconfessione" alla sfera privata, oramai oggetto del passato, un valore che non interessa più nessuno, ove cadono le pareti di casa e i muri degli uffici diventano trasparenti e tutti raccontano tutto di tutti.
La stessa cultura europea, centrata sulle virtù dell'individualismo e della proprietà privata, è sopraffatta dalla caduta di qualunque segreto, pietra angolare su cui sono sorti e si sono fortificati sia gli stati assoluti che le religioni ver 1.0.Sarà anche questa la ragione per cui euro e dollaro presto spariranno?
Un cambiamento epocale, dunque, che la recente quotazione in borsa di facebook, secondo molti sovrastimata nel prezzo base al punto che le agenzie di collocamento azionario hanno chiesto "scusa", non ha minimamente intaccato, al contrario.
E varie correnti di pensiero si confrontano sul fenomeno.
Ad esempio, molti si chiedono: se una società la cui registrazione "è gratis e lo sarà sempre", con livelli di raccolta pubblicitaria praticamente inconsistenti viene quotata in borsa, quali sono i suoi "asset", i suoi fondamentali e da dove ricava gli utili che la renderebbero appetibile ad un potenziale azionista?
I maligni affermano che il "core business" è nella raccolta di informazioni di base e aggregate, abitudini e consumi degli utenti, che fanno gola a migliaia di aziende ed a queste lautamente rivendibili. Altri dicono che ci dobbiamo confrontare con nuovi modelli di business, in cui valore di scambio e valore d'uso non sono più distinguibili tra loro.
I sociologi poi si affannano a dimostrare che i "legami deboli" intrecciati da facebook rafforzano l'autostima complessiva del soggetto coinvolto fornendogli una sorta di canalizzazione virtuale verso cui convogliare la costipazione psichica. Come dargli torto, resto sempre basito di fronte al "come siete belli!" scritto a commento di foto oggettivamente orribili; oppure allibito di fronte  a chi augura regolarmente "buon giorno e buonanotte" ad un algoritmo. Meno male che facebook c'è, mi viene da pensare.
Altri ancora, infine - nei quali io personalmente mi ci ritrovo in pieno - descrivono facebook come il "non luogo" per antonomasia in cui si affastellano frammenti multimediali, link e brandelli di testo che favoriscono caos, disorientamento e impoverimento del senso.
Toccherà ai posteri, come al solito, il compito di emettere l'ardua sentenza.

venerdì 9 marzo 2012

Schiavi per sempre

«Lavorare di più, in più e per più tempo». Da quest'incredibile quanto assurda affermazione-slogan di Ignazio Visco, attuale governatore della Banca d'Italia, riporto nella sua interezza un breve articolo che condivido parola per parola.

«Lavorare di più e più a lungo. Per fare cosa è chiaro.
1) Pagare contributi tutta la vita e morire sul posto di lavoro prima di arrivare a percepire la pensione
2) Cinesizzarsi per riuscire appena ad arrivare alla fine del mese. E spesso neanche quello
3) Continuare a stare alla macina, come animali, per pagare gli interessi sugli interessi imposti dalla speculazione internazionale (di cui Visco fa parte)
4) Abbrutirsi di fatica. E vivere unicamente per lavorare, peraltro guadagnando sempre meno
A questo punto, la vera ribellione è cercare di lavorare meno. Sempre meno. Sempre meno. E passare il resto del tempo in altre attività.
Senza salario. Per se stessi. È il discorso che Maurizio Pallante porta avanti da anni, e spiega con precisione scientifica, per chi si prenda la briga di leggere (tra gli altri) i suoi libri. Il concetto chiave è quello che vuole indicare come "occupate" unicamente le persone che percepiscono un salario, mentre le altre - tutte le altre: dalla madre che cresce i figli, a chi ripara da sé la propria casa, a chi produce da sé ciò che gli serve per mangiare, a chi dona se stesso per accudire altre persone e via dicendo - sono semplicemente "disoccupate".
Sia chiaro, è evidente che nel nostro mondo (per ora) si debba necessariamente fare qualche lavoro che comporti il ricevere denaro in cambio, perché, molto semplicemente, ci sono merci (soprattutto merci, ma anche pochi altri veri beni) che necessitano di essere acquistati. Ma il punto, volenti o meno, è esattamente questo: meno si necessita di cose che è indispensabile acquistare, più si è liberi. Più, finalmente, si può lavorare di meno.
È essenziale che tutti quelli che sentono disagio in questo mondo, tutti quelli animati da seri moti di ribellione, evitino di cadere in una trappola terribile: pensare che semplicemente cambiando alcune regole del gioco, di questo gioco, si possa tornare a vivere una vita più degna di essere vissuta. Così come quelli che credono che prima o poi, pur rimanendo in questo modello, qualcosa possa cambiare. Grossomodo attendono un miracolo con un atto di fede.
Ora, impostare tutta la propria vita su un atto di fede - fede peraltro in questo sistema di sviluppo - equivale alla donnina che gioca al gratta e vinci. Ecco, si deve spazzare via questo concetto. È indispensabile capire che per cambiare davvero le proprie condizioni si deve decidere proprio di sottrarsi a questo gioco. Si deve uscire, per quanto più è possibile, da questo casinò. Perché è proprio nella sua natura intrinseca obbligarci a vivere per lavorare e per consumare. La cosa comporta delle rinunce, è inevitabile. Si tratta di capire se sono più insopportabili queste rinunce oppure è più insopportabile pensare di vivere tutta la vita come schiavi. Non ci sono mezze misure: il sistema ci ha portato, di fatto, a una situazione di guerra. Come è possibile non considerare come una dichiarazione di guerra le parole di Visco? Come è possibile soprassedere alle imposizioni che questo modello, soprattutto oggi, con le conseguenze della crisi economica attuale dalla quale - è evidente -non usciremo, ci infligge?
Ci hanno già tolto buona parte di quello che avevamo: le pensioni, il welfare, la dignità di fare un lavoro che almeno ci permettesse di arrivare alla fine del mese senza affanni. E ora ci intimano di dover rimanere in questa situazione per tutta la vita.
Insomma delle due l'una: o si accetta tutto, o camusianamente si "dice no". E si cercano altre strade. I più, a un discorso di questo tipo, generalmente rispondono con sufficienza e sdegno, evitano di entrare nel cuore del problema semplicemente rispondendo che una strada differente non esiste, e che siamo condannati a vivere in questo modo. Sono persone asfissiate dalla catena che hanno al collo. In buona parte sono persone già pronte, consciamente o meno, a vivere una vita di questo tipo. Il che equivale a dichiararsi già morti.
Ma la ribellione è dei vivi. Costi quel che costi. Anche dover percorrere altre strade che non si conoscono. O anche doverne costruire di nuove passando per il bosco con un machete. Perché il resto, la vita che ci prospettano i visco attuali, è peggio.
Valerio Lo MOnaco
ilribelle.com

mercoledì 15 febbraio 2012

Paulo Coelho: manifesto No Copyright

Quello che penso del S.O.P.A.
di Paulo Coelho

«Nella vecchia Unione Sovietica, nei tardi anni '50 e '60, molti dei libri che mettevano in discussione il sistema politico vigente cominciarono a circolare ciclostilandoli privatamente. Gli autori non guadagnarono nemmeno un centesimo per le royalties. Anzi, furono perseguitati, denunciati presso gli organi ufficiali, ed esiliati nei tristemente famosi gulag siberiani. Eppure continuarono a scrivere.
Perchè? Perchè avevano bisogno di condividere quello che sentivano. Dai Gospel ai manifesti politici, la letteratura ha permesso alle idee di diffondersi ed anche cambiare il mondo.

Non ho niente contro le persone che guadagnano attraverso i loro libri, del resto è il modo con cui mi guadagno da vivere. Ma guardate quello che sta succedendo. Il S.O.P.A. (Stop Online Piracy Act) può distruggere Internet. E' un vero pericolo, non solo per gli americani ma per tutti noi visto che la legge, se approvata, avrà ripercussioni su tutto il pianeta.

Cosa ne penso in merito?
Come autore dovrei difendere la "proprietà intellettuale", ma non lo faccio.
Pirati di tutto il mondo, unitevi e piratate tutto quello che ho scritto!
I bei vecchi tempi dove ogni idea aveva un autore, sono andati per sempre.
Primo, perchè tutto quello che chiunque fa è riciclare i soliti quattro temi: una storia d'amore tra due persone, un triangolo amoroso, lo scontro per il potere, ed il racconto di un'avventura.
In secondo luogo perchè tutti gli scrittori vogliono che ciò che hanno scritto sia letto, che sia su di un giornale, su di un blog, un opuscolo, o su di un muro.
Più spesso ascoltiamo una certa canzone alla radio, più facilmente ne compreremo il CD. Con la letteratura è la stessa cosa.
Più persone "piratano" un libro, meglio è. Se gli piace l'inizio, il giorno dopo compreranno il libro perchè non c'è niente di più faticoso che leggere un lungo testo sullo schermo di un computer.

1. Alcune persone diranno: sei abbastanza ricco da poter distribuire gratis i tuoi libri.
E' vero. Sono ricco. Ma è stato il desiderio di far soldi a farmi scrivere? No. La mia famiglia ed i miei insegnanti dissero tutti che non avevo nessun futuro come scrittore. Ho cominciato a scrivere e continuo a scrivere perchè mi dà piacere e dà un senso alla mia esistenza. Se il motivo fossero i soldi avrei scritto anni fa e mi sarei risparmiato le critiche negative alle mie opere.

2. L'industria editoriale dirà: gli artisti non possono sopravvivere se non vengono pagati.
Nel 1999, quando pubblicarono per la prima volta i miei libri (con ben 3000 copie), la nazione stava attraversando un periodo in cui la carta era una materia prima decisamente scarsa. Per caso ho scoperto una versione "piratata" di "The alchemist" e l'ho messa sulla mia pagina web.
L'anno dopo, quando il problema della mancanza di carta fù superato, ho venduto 10.000 copie della versione cartacea. Nel 2002 avevo avevo superato il milione di copie, oggi ho superato i 12 milioni.
Facendo un viaggio in Russia in treno ho incontrato molte persone che mi dissero che mi avevano conosciuto il mio lavoro attraverso la versione "piratata" che avevo reso disponibile sul mio sito web. Ora ho un sito "Piratate Coelho" dove tengo traccia dei link alle versioni pirata dei miei libri disponibili in peer2peer.
Ed il numero di copie che vendo continua a salire: quasi 140 milioni a livello mondiale.
Quando hai mangiato un'arancia devi tornare al negozio a comprarne un'altra. In tal caso ha senso pagare il consumo.
Con un'opera d'arte, non stai comprando la carta, l'inchiostro, il pennello, la tela o le note musicali ma l'idea che è nata come combinazione di questi prodotti.
Il "piratare" può diventare l'introduzione al lavoro di un artista. Se ti piace la sua idea allora potresti volerla in casa; una buona idea non ha bisogno di protezione.
Il resto è avidità o ignoranza».